EREDI DELLA TRADIZIONE SOCIALISTA: NON ESISTONO MONOPOLI

Possiamo comprendere -non condividere- certe resistenze e certe linee politiche che attraversano la diaspora socialista , come quelle espresse dagli esponenti friulani dello SDI in occasione della campagna elettorale per le elezioni europee e apparse sul MV di venerdì 14 maggio.

Eppure queste linee politiche si basano su aspetti emotivi quali orgoglio, identità, fede alla tradizione; non si basano su un progetto politico pragmatico e realistico che miri essenzialmente ad una prospettiva di amministrazione e di governo della sinistra.

In altre parole per riuscire ad applicare certi valori, quelli per cui si tirano in campo Nenni, Saragat, Pertini, Fortuna, del Partito Socialista Italiano - e non certi disvalori o certe deviazioni di un recente tristissimo passato- in un progetto concreto e per non lasciarli nel metafisico mondo delle idee, l'unica via è l'unità delle forze di sinistra.

Se una forza politica si riduce ad esistere e a cercare consensi solo perché si presenta "come il partito che raccoglie tutta la tradizione socialista e socialdemocratica", fa semplice opera di testimonianza per i posteri, oltre ad affermare un monopolio di cultura in realtà non veritiero.

Ebbene, la politica non può ridursi a semplice testimonianza culturale-ideale supportata da presunti monopoli, potrebbe sembrare il canto del cigno di una classe dirigente che si sente ormai persa e superata.

Personalmente, insieme ad altre decine di giovani che non hanno mai preso altre tessere di partito e che hanno deciso di impegnarsi politicamente a sinistra dentro i DS, aderendovi a partire dal 1999, credo che ciò che vogliono fare gli uomini dello SDI, l'applicazione di certi valori nell'azione politica, sia praticabile concretamente e in una prospettiva di lunga durata solo dentro i Democratici di Sinistra, maggiore partito italiano aderente al Partito Socialista Europeo.

Infatti il progetto politico dei Democratici di Sinistra vede già impegnati insieme, in forme collettive organizzate o a titolo di singoli: laburisti, cristiano sociali, radicali di sinistra, socialisti federalisti, repubblicani di sinistra, socialdemocratici, radicalsocialisti, libertari insieme ai pidiessini.

Tutto ciò genera una situazione politica in forte fermento, testimoniata anche dall'importante e approfondito dibattito, con relativo confronto politico interno, che ha caratterizzato il congresso cittadino dei DS; congresso da cui è emersa, come segretario, la figura di Alessandro Tesini, legato alla tradizione culturale espressa dai cristianosociali.

Aspetto concreto che spazza via ogni dubbio sulla natura politica dei DS, nel senso che ormai il "centralismo democratico" è solo roba da libri di storia.

Ognuno è libero però di agire politicamente come ritiene meglio e se nello SDI desiderano continuare il martirio, nel senso di sterile testimonianza, lo facciano pure… …ma sappiano che è un peccato per tutta la sinistra italiana.

Qui si afferma solo che la lotta per i diritti civili, per le pari opportunità, per l'informazione democratica e trasparente, per uno stato sociale efficiente e non sprecone, per una società non segnata da contrasti, discriminazioni, conflitti, razzismi e che sarà inevitabilmente multietnica e multireligiosa, questa lotta, appunto, è efficacemente e realisticamente conducibile solo se siamo capaci di unirci e di fare delle diversità una ricchezza culturale per far volare in alto progetti politici di sinistra, concreti e supportati da forze sufficienti per attuarli.

Stefano Bulfone.