IL VOTO A FAVORE SULLA MOZIONE DI SENTIMENTI RELATIVA ALLA GIORNATA DEL RICORDO PER L'ESODO.

INTERVENTO DEL CAPOGRUPPO SINISTRA PER IL FRIULI Stefano Bulfone nel CONSIGLIO COMUNALE di Udine del 23.02.04 SU UNA MOZIONE DI SENTIMENTI IN RICORDO DELL'ESODO DELLE POPOLAZIONI ITALIANE di Istria, Zara e Fiume.

VOTO FAVOREVOLE.


 

Signor Presidente, colleghe e colleghi consiglieri, Sindaco e componenti della giunta,

Vado a contestualizzare e motivare il voto a favore rispetto alla mozione di sentimenti presentata dal consigliere di maggioranza Rosignol.

•  Rispetto all'esodo della popolazione italiana da Zara, dall'Istria e da Fiume che cominciò nel 1943 e terminò nel 1956 sono stati pubblicati molti studi costruiti secondo paradigmi storiografici riconosciuti dalla comunità scientifica, molti altri studi fortemente sbilanciati rispetto a tesi riduzioniste o tesi amplificatorie, infine esistono molte pubblicazioni di tipo memorialistico. La questione nella nostra regione, alla pari di altri tragici avvenimenti che segnarono le terre dell'Alto Adriatico in anni compresi nello stesso periodo, è quindi ben conosciuta e analizzata sia da coloro che si occupano di ricerca storica e storiografia, sia a livello di opinione pubblica.

•  Le stime più attendibili attualmente ci indicano un numero oscillante tra le 250.000 e le 300.000 persone coinvolte nelle diverse fasi dell'esodo. Le tesi riduzionistiche (soprattutto di parte croata) citano a seconda numeri tra i 100.000 e i 200.000 emigrati; le tesi amplificatorie (sostenute da ambienti legati alle associazioni dei profughi) parlano di 350.000 esuli. Oggi è plausibile affermare che più di un quarto di milione di persone partecipò all'esodo e subì l'esodo. Considerando solo gli abbandoni di massa possiamo stilare un elenco: il 55% dei profughi provenienti da Zara si allontanò tra 1943 e 1944; il 64% dei profughi da Fiume partì tra 1945 e 1948; il 63% di quelli da Pola nel 1947; dal resto dell'Istria il 51% tra 1947 e 1949; dalla zona B del Territorio Libero di Trieste il 50% tra 1953 e 1955.

•  L'esodo di cui parliamo è solo uno fra i frutti più amari che l'umanità si è regalata nel Novecento seguendo i miraggi dei totalitarismi e dei nazionalismi. Possiamo dire che è uno dei frutti piantati in quei territori prima dalle politiche nazionaliste e fasciste di parte italiana e poi dalle politiche nazionaliste e comuniste di parte jugoslava (specificamente croata e slovena).

•  Vediamo le principali motivazioni oggettive e soggettive dell'esodo: 1) la politica di repressione interna operata dal regime jugoslavo, indistintamente rispetto alla nazionalità, su presupposti politico-ideologici. Una politica che vide come obiettivo i ceti borghesi (piccooli, medi e grandi), le presenze religiose, gli intellettuali a vario titolo (soprattutto insegnanti), sia fossero sloveni, sia croati, sia italiani, gli avversari politici di ogni orientamento, dalla sinistra alla destra.2) la paura delle azioni violente, la mancanza di protezione da parte degli organi di pubblica sicurezza del regime, la memoria delle due ondate di infoibamenti del 1943 e del 1945, la mancanza di garanzie da parte della giustizia rivoluzionaria, spesso disinvolta e a priori antiitaliana. L'azione del regime rivoluzionario jugoslavo a livello culturale, religioso, sociale, che scardinava tutti i punti di riferimento su cui si basava l'identità delle popolazioni italiane delle zone interessate. 3) il connubio fra costruzione del regime comunista titino e le istanze nazionaliste slovene e croate; elemento che generò un acuirsi delle politiche repressive interne alla Slovenia e alla Croazia verso le comunità italiane.

•  L'esodo interessò sia genti italiane emigrate dall'Italia verso i territori ad Est dopo la definizione dei confini fra Regno d'Italia e Regno SHS, alla fine del Primo conflitto mondiale, sia genti italiane che vivevano in quei territori da generazioni, in relazione alla storica influenza veneta su quell'area.

•  Detto tutto ciò, si comprende come l'esodo fu l'unica risposta possibile per gran parte della popolazione italiana, a prescindere spesso dalle posizioni e delle idee politiche sostenute. Ad esempio a Pola la consistente classe operaia italiana che nel 1945 sostenne l'annessione della città alla Jugoslavia in nome dell'internazionalismo e del socialismo, nel settembre 1947 –scontratasi ormai col nazionalismo comunista croato- si unì all'esodo che produsse un crollo repentino del 90% della popolazione della cittadina. Sottolineo che ciò avvenne prima del settembre 1948, cioè prima della rottura fra Tito e Stalin. Lo spopolamento di Pola fu già allora notizia di rilievo internazionale e divenne evento esemplare per tutta la vicenda dell'esodo. Un grosso errore politico fu compiuto da parte di molte delle sinistre italiane con l'etichettare come “fascisti”, “nemici del popolo” e “reazionari” coloro che parteciparono all'esodo; errore che spinse spesso larghe fasce di profughi politicamente meno attive ad abbracciare tesi nazionaliste, neoirredentiste, parafasciste. Storicamente una gran parte della popolazione italiana dell'Istria era di tradizione socialista, non collettivista.

•  Per riuscire ad avere un piccolo esempio di quanto la storia – e con essa la storia dell'esodo di cui stiamo parlando- risulti complessa e non facilmente inquadrabile in semplificazioni e schematismi che spesso sono funzionali solo per lo scontro politico, vi cito per chiudere il caso dei “cominformisti” italiani. Nel 1948 le tensioni fra Stalin e Tito portarono all'espulsione del Partito comunista jugoslavo dal Cominform, l'internazionale comunista. L'espulsione fu sorretta dall'accusa, verso i comunisti jugoslavi, di attuare politiche nazionaliste, accusa veritiera e gravissima per il Cominform d'allora, realtà entro cui l'unico nazionalismo legittimo (seppur tacitamente) era quello russo-sovietico. I comunisti italiani in Jugoslavia, internazionalisti e filosovietici, furono epurati e perseguitati; anche per loro –comunisti- l'esodo fu l'unica possibilità per scappare ai processi, alle condanne, alla deportazione sull'Isola Calva/Goli Otok attuati da un regime comunista.

•  Chiudo affermando che non esistono terre da sempre e per destino o per volere divino italiane, slovene, croate, tedesche o riferibili a qualsivoglia altra nazionalità. Come non esistono confini nazionali naturali, astorici, preordinati, ma esistono solo confini nazionali creati dall'uomo. Noi siamo immersi nel divenire, strattonati da possibilità e necessità. La possibilità politica odierna che ci permette finalmente di immaginare per certe vicende un orizzonte di pacificazione, di giustizia e di fratellanza si chiama Europa.

•  Risulta quindi eticamente e politicamente condivisibile ricordare l'esodo e le sofferenze patite dai profughi, esodo e sofferenze generati, come già ricordato, dalle responsabilità precedenti del nazionalismo e totalitarismo fascista italiano e dall'azione politica cronologicamente seguente diretta dal nazionalismo e totalitarismo comunista jugoslavo.

Stefano Bulfone, Udine 23 febbraio 2004.