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ANALISI
DEL PENSIERO RAZZISTA.
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Il riemergere di certi fenomeni e movimenti in Europa ci costringe a porre sul piatto della nostra mensa cerebrale questo "ismo". Ma non si vuole qui fare appelli o lotte muro contro muro; qui si vuole inficiare e scardinare gli schemi di pensiero su cui si basano i discorsi razzisti, andandone a cogliere le modalità di genesi a livello di singolo individuo.
Prendiamo un dizionario a caso e riportiamo la definizione corrispondente a razzismo, in modo che non vi siano travisamenti:
"Ideologia, teoria e prassi politica e sociale fondata sull'arbitrario presupposto dell'esistenza di razze umane biologicamente e storicamente "superiori", destinate al comando, e di altre "inferiori", destinate alla sottomissione, e intesa, con discriminazioni e persecuzioni contro di queste ultime, e persino con il genocidio, a conservare la "purezza" e ad assicurare il predominio assoluto della pretesa razza superiore".(...)"Più generalmente: complesso di manifestazioni o atteggiamenti di intolleranza originati da profondi e radicati pregiudizi sociali ed espressi attraverso forme di disprezzo, di emarginazione nei confronti di individui o gruppi appartenenti a comunità etniche o culturali diverse, spesso ritenute inferiori.".
Attenendosi strettamente alle esigenze del nostro discorso, evidenziamo alcune parole chiave contenute nella definizione data:
1)"Superiorità" storica-biologica.
2)Pregiudizio, da unire strettamente a generalizzazione.
Alla luce di queste considerazioni possiamo individuare due percorsi storico-mentali che giungono alla ideologia e alla prassi razziste. Sono percorsi a cui soggiace l'innata tendenza, comune in vari gradi a tutti gli uomini, autodifensiva e conservatrice rispetto a tutto ciò (persone, situazioni, idee, metodi) che ci si propone di volta in volta diverso o nuovo. Una tendenza che dobbiamo tutti controllare e utilizzare senza cadere in estremismi e radicalizzazioni infondate e irrazionali. Vediamo i due percorsi:
-A- La storia personale di un individuo fa sì che questo veda e conosca soggetti che fanno parte di una data comunità etnica e culturale diversa il cui comportamento viene giudicato immorale, criminale, crudele, ingiusto (e non è detto che non sia, in alcuni casi, effettivamente così; ma sempre e comunque deve esprimersi la giustizia sul caso dato nel tempo e nello spazio dati). A questo punto il soggetto, sulla base di quell'unica esperienza, opera un processo di generalizzazione e di destoricizzazione proprio di quei dati fattuali. Si tratta di un processo che lo porta a credere e ad affermare (e ad agire in conseguenza di ciò) che tutti i membri di quella comunità "altra" e "diversa" siano e si comportino come gli individui singoli e determinati A,B,C,...etc. che ha incontrato nella sua esistenza, che fanno parte della comunità "altra" stessa e che in certi casi si sono comportati ingiustamente e criminalmente. E questo secondo passaggio di estensione della condotta criminale dal singolo alla collettività ci porta in pieno dentro il razzismo, operando una totale censura del principio centrale della responsabilità del singolo individuo.
-B- Il pregiudizio di tipo culturale-educativo fa sì che una persona associ delle caratteristiche ad una comunità "altra" etnico-culturale senza neppure aver conosciuto direttamente alcun membro di quest'ultima. Queste caratteristiche, confrontate con quelle attribuite con lo stesso meccanismo alla propria comunità etnico-culturale (operando una censura, conscia o inconscia, sui comportamenti criminali e ingiusti di alcuni membri della propria comunità etnico-culturale di appartenenza), portano alla costituzione di una gerarchia con ai due estremi rispettivamente tutte le caratteristiche negative e tutte quelle positive immaginabili. A questo punto le due comunità divengono delle entità impermeabili, al loro interno omogenee e senza alcuna varietà culturale-comportamentale, così da essere facilmente inserite nei livelli della suddetta gerarchia basata su fattori (ritenuti reali e universali) sia di genere storico che biologico. Siamo ormai in pieno razzismo elaborato.
Per essere più chiaro -scusatemi fin da ora per aver digitato alcune cose- faccio seguire degli esempi di affermazioni razziste:
"I negri sono tutti sporchi".
"Gli slavi non hanno sentimenti".
"Gli ebrei sono avari".
Queste affermazioni (condannabili perché erronee concettualmente; la morale per alcuni loro supporter non ha alcuno spazio) nascono dai processi -A- e -B- descritti in precedenza. Ora, se noi per assurdo le volessimo ritenere valide, allora dovremmo, a rigore di logica e seguendo gli stessi modelli di pensiero, sposare anche la seguente tesi:
"Gli Italiani sono tutti mafiosi".
Infatti questa affermazione viene supportata benissimo dai processi mentali indicati con -A- e -B-. Data l'autoevidenza della falsità di tale affermazione (basta come garanzia di ciò che tu singolo lettore o navigatore, se italiano, non sia mafioso; e se è così siamo già in due ), anche i più ferrei sostenitori delle precedenti tre frasi razziste, e odiose al solo percepirne il suono, dovrebbero quantomeno iniziare un percorso di autocritica e preoccuparsi delle categorie e degli schemi logici che sono soliti usare per il loro pensare quotidiano. Scartare queste mie argomentazioni con preconfezionate formule quali: "Una cosa è la teoria e una la realtà", "Troppe parole", non farebbe altro che confermare l'incapacità o l'irrazionalità dell' interlocutore sostenitore e promotore di frasi-ideologie razziste. Finisco con una considerazione: molti intellettuali e pensatori da campi diversi ci hanno comunque insegnato come sia importante l'ideologia, cioè la cultura, il linguaggio e l'idea-sistema di riferimento, per capire le modalità delle azioni umane. A questo punto diffondere teorie e frasi razziste diventa una azione politica che potrebbe avere delle ripercussioni concrete sul comportamento di molte persone; non è eliminabile e contestabile la corresponsabilità di quello che può essere senza alcuna remora indicato come istigatore, conscio o meno.
STOP AL RAZZISMO: non è solo uno slogan, a questo punto è anche una indicazione filosofica e gnoseologica per il corretto uso degli strumenti razionali che, alla fine, speriamo siano comuni a tutti e che in alcuni individui siano, per così dire, "addormentati" o "messi in quranatena" solo momentaneamente (non è mai troppo tardi per un risveglio).
Nel caso in cui ci fosse fra i lettori chi sente solo da alcune orecchie, mi permetto di segnalare che come nel Far West "prima o poi trovi sempre qualcuno più veloce di te", così nel mondo "prima o poi trovi sempre qualcuno che ti disprezza razzisticamente alla luce di ragionamenti razzisti".
Stefano Bulfone.
P.S.: se avete visitato questo sito -promosso tramite tam tam- difficilmente dovreste essere avvezzi a pensieri e a pratiche di stampo razzista, allora vi lanciamo un appello: Quando sentite qualche vostro amico o conoscente che si diletta con certi discorsi, passategli queste pagine, segnalategli questo sito, parlategli pacatamente con questi e altri argomenti sul modo di pensare che sta utilizzando... ...forse qualcosa otterrete... ...forse non otterrete nulla... ...di certo sarete più contenti e soddisfatti di voi stessi. GRAZIE!