LA MORTE DI UNA COSTITUZIONE.

di Stefano Bulfone

 

Pensavo sinceramente di potermi fidare.

Pensavo sinceramente che la nostra Costituzione sarebbe stata alfine un buon tetto di protezione contro soprusi e violenze.

Un fine settimana di luglio è bastato per incrinare questa mia fiducia.

In questo fine settimana si sono tenuti a Genova diversi avvenimenti.

Nel corso di questi avvenimenti la mia fiducia si è incrinata.

Il 20 luglio 2001 hanno schiaffeggiato la Costituzione, il 21 luglio 2001 l'hanno manganellata, il 22 luglio 2001 le hanno dato il colpo di grazia.

 

Ma facciamo un passo indietro.

 

Il Global Social Forum aveva organizzato una grande manifestazione pacifica per protestare contro il G8. Il Global Social Forum riunisce 730 organizzazioni italiane e straniere, e rappresenta solo una parte dei manifestanti, rappresenta però la maggioranza, gli oltre 100.000 manifestanti pacifici che avevano realizzato un lungo e festoso corteo e che avevano organizzato in molte piazze di Genova dibattiti, manifestazioni e spettacoli. Ma il Global Social Forum non racchiude in sé tutti i popoli di Seattle. Il popolo di Seattle è chiamato così perché nel 1999 in quella città statunitense riuscì a far fallire il vertice dell'Organizzazione mondiale del Commercio - WTO.

In realtà le manifestazioni di organizzazioni non governative erano cominciate già nel 1998 a Birmingham per un summit del G7. Da allora tutti i principali appuntamenti delle organizzazioni economiche internazionali in tutto il mondo sono stati caratterizzati dalle proteste dei movimenti antiglobalizzazione. Il popolo di Seattle è in realtà una "federazione" più o meno informale tra centinaia di gruppi e associazioni antiglobal o comunque per una globalizzazione alternativa, più equa e solidale. Ecco perché è corretto dire che esistono più popoli di Seattle ed è corretto dire che il Global Social Forum non li racchiude tutti.

Il quadro è vario e complesso: dagli anarchici ai missionari, dal protezionista francese Bovè che teme la concorrenza dei prodotti del terzo mondo alle organizzazioni che invece vogliono la cancellazione dei debiti dei paesi poveri, dalle associazioni per il commercio equo e solidale agli ambientalisti. Sul versante italiano possiamo distinguere quattro aree.

Il primo settore è moderato e protesta ma in modo non violento. Si raccoglie intorno alle campagne contro la povertà e il debito: comprende pacifisti e femministe, e molti gruppi cattolici, collegati attraverso la Rete Lilliput.

Il secondo gruppo si presenta come area più politica, fa capo alla rete dell'Arci e al mondo della sinistra di protesta e di proposta, si occupa di temi legati alle campagne ambientaliste e in difesa del consumatore.

Questa seconda area è uno schieramento contiguo e di raccordo con la terza area: alcuni centri sociali "dialoganti", soprattutto al Nord, l'area politica di Rifondazione comunista e le organizzazioni sindacali come i Cobas. La sinistra contro, in sintesi.

Infine, il blocco dei "duri e puri". Fa capo ai centri sociali radicali di ispirazione zapatista, qui troviamo il nucleo duro delle tute bianche e vi si somma il mondo antagonista del Sud. Questa quarta area non è interessata al dialogo. Qui, come minoranza violenta nella minoranza radicale -ideologicamente anarchicoistintiva- troviamo la rete internazionale del "Black bloc": i teppisti.

 

Detto questo vediamo l'altro "fronte".

 

Partiamo dalle origini: Il G7, gruppo dei sette paesi più industrializzati e sviluppati tecnologicamente, nasce nel 1975 a Rambouillet in Francia, dopo la crisi petrolifera del 1973 e la conseguente necessità di esaminare questioni economiche di alto livello. La nascita del G7 fu accolta a livello internazionale con grande scetticismo (non si erano ancora verificati gli avvenimenti che avrebbero messo in crisi l'ONU) e gli fu data scarsa rilevanza. Inizialmente doveva comprendere solo cinque paesi: Usa, Giappone, Germania, Francia e Gran Bretagna.

L'Italia fu inserita nel gruppo grazie a scaltre manovre diplomatiche che riuscirono ad ovviare ai problemi interni del nostro paese, erano i primi anni settanta. Il Canada sarebbe stato ammesso solo nel 1976. Nella realtà delle cose il G7 è sempre rimasto un foro di discussione di temi economici con scarso rilievo pratico. Ciò fino al 1994, anno in cui si è aggiunta, per le discussione politiche, la Russia che -pur non essendo più una potenza economica ma rientrando in una prospettiva di potenzialità di sviluppo molto alte- è stata ammessa per ora per il suo ruolo geo-strategico. La Russia è poi diventata un membro a tutti gli effetti nel 1998.

Con la crisi delle Nazioni Unite, iniziata dopo i fallimenti Onu in Somalia e Bosnia, alcuni osservatori hanno intravisto nel G8 -sorta di club privato fra i leaders delle grandi potenze- la possibilità di avere una specie di direttorio mondiale. Il G8 continua però ad essere un foro di discussione con scarsi poteri diretti. Anzi, abbiamo assistito al paradosso che il G8 deve proprio all'azione dei movimenti del cosiddetto popolo di Seattle (o meglio i popoli di Seattle) la propria popolarità.

 

In questo contesto, in un fine settimana di luglio, si svolgono il G8 a Genova e la contro manifestazione del Global Social Forum. E accadono molte cose. E noi, che abbiamo seguito con attenzione dirette televisive e radiofoniche di più emittenti -mediaset, rai e altre- e abbiamo letto con avidità e attenzione le pagine di più quotidiani, sappiamo che molte cose si sono viste e sono state raccontate… …però molte no.

Cercherò ora di fare una sintesi delle innumerevoli testimonianze dirette e indirette che mi sono giunte in questi giorni sui fatti del 20, 21 e 22 luglio a Genova.

Giovedì 19 luglio 2001, a Genova dopo la festosa e pacifica manifestazione dei migranti, 50.000 persone circa, si sviluppa la già avviata fase dei campi di raduno e ospitalità. In tantissimi sono giunti. Migliaia di persone assolutamente pacifiche, un clima meraviglioso: per chi conosce la realtà alcuni dicono che sembrava un campo scout. Si discuteva: protesta nonviolenta, disobbedienza civile, alcune frange portano delle tesi di scontro. Da subito vengono organizzativamente e ideologicamente isolate: sono una super minoranza. Passa così il tempo: canti, dibattiti, sogni, prospettive, creazione di un linguaggio comune fra persone che provengono dalle esperienze culturali e sociali più diverse. Scout, volontari e militanti, lavoratori, anche pensionati e liberi professionisti.

Venerdì 20 luglio, di mattina iniziano le cosiddette "piazze tematiche" in una citta' super blindata in certe zone, priva di controllo dell'ordine pubblico su altre (e qui c'è la prima anomalia). Le diverse associazioni si troveranno sparse nella citta' per fare un assedio festoso con danze, dibattiti, performance e slogan alla famosa linea rossa. E' vero, c'è chi vuole tentare di entrare nella zona rossa per protestare, ma una volta entrati l'obiettivo sarebbe raggiunto: è l'atto simbolico, non c'è né idea né progetto di creare lo scontro o la distruzione. A questo punto sul lungo mare arriva il famoso "blak bloc" (li hanno visti arrivare anche con i treni, già in nero e con le spranghe: come mai non sono stati fermati prima?), alcuni di loro vengono visti parlare con la polizia. Parlano soprattutto tedesco -ma anche francese- sono pochi e organizzati. Le cifre ufficiali dicono 1.500-2000 persone, in realtà erano molto di meno, al massimo 500. Iniziano a sfasciare tutto: negozi, cassonetti, porfido (assaltano anche un negozio di animali e uccidono tutti gli animali). Polizia e carabinieri stanno fermi. I Black cercano di infilarsi nel corteo dei lavoratori aderenti ai COBAS e altri sindacati, lì picchiano uno dei leader, vengono respinti a fatica, però vengono respinti. Poi puntano sulla prima piazza tematica (centri sociali) ed arrivano armati fino ai denti, iniziano alcuni conflitti fra i manifestanti pacifici e i teppisti del Black bloc. Dopo cinque minuti si sente un grande boato: è l'urlo della polizia che li insegue in tenuta antisommossa, i manifestanti della piazza si trovano attaccati prima dai black e poi dalla polizia che a quel punto inizia le cariche violentissime. Ogni cinque-dieci minuti la polizia assale i manifestanti. I Black se ne sono già andati, approfittando del fatto che la polizia si è "dedicata" alla massa della piazza: le forze dell'ordine agiscono pestando indiscriminatamente. Intanto i teppisti black vanno e piombano sulla piazza dove lavora la rete di Lilliput (commercio equo e solidale, gruppi cattolici di base, Mani Tese..ecc.). I volontari e i manifestanti che seguono l'iniziativa cercano di allontanare i teppisti facendo resistenza pacifica. La polizia insegue, si ripete l'urlo di battaglia ed ecco corre verso la piazza. La gente alza le mani grida pace! Le persone stanno ferme, pensano che la polizia farà una azione mirata, pensano che la polizia stia inseguendo i black, non sanno cosa è successo nella piazza precedente -eppoi è la piazza dei centri sociali, delle tute bianche, qualche informazione è arrivata, ma magari hanno enfatizzato qualche episodio-. Invece le forze dell'ordine caricano, volano lacrimogeni e manganellate. Ci sono feriti. I Black se ne vanno e lasciano i poliziotti a manganellare quelli della rete Lilliput, i teppisti black continuano a distruggere la città. Sono 300, 400, al massimo 500 e vagano per la città di Genova, chi li guida conosce perfettamente il territorio, le strade secondarie: il loro percorso di distruzione punta a raggiungere tutte le piazze tematiche dove ci sono le iniziative del movimento. E a seguire, come da copione, arrivano polizia e carabinieri: cariche ogni 5 - 10 minuti. Si muovono militarmente, si infiltrano, i capi gridano ordini -distruggere, uccidere: in tedesco, in francese-, gli altri agiscono. I poliziotti intanto si concentrano con i manifestanti pacifici: ragazze di 17, 18 anni picchiate e scalciate. Attorno alle ambulanze altri poliziotti: se vai per farti medicare ti fermano e ti danno un'altra rata di botte. Intanto nella piazza tematica dove c'e' l'ARCI, l'Associazione Attac e altre affini tutto va liscio, i black non sono poi così tanti da poter agire in mattinata su ogni sito organizzato dal Global Social Forum, nel primo pomeriggio ci si allontana dal confine con la linea rossa fino ad allora assediata con canti, scenette, ecc. La manifestazione si trasferisce verso Piazza Dante, la polizia improvvisamente lancia lacrimogeni alle spalle. Scoppia il panico, avviene un fuggi fuggi generale. Si susseguono altre cariche. Negli ospedali arrivano i primi feriti: saranno solo la punta dell'iceberg, molti infatti non si recano negli ospedali e nelle strutture sanitarie, ti schedano e ti trattengono. E' ormai sera. La gente è sconvolta, i manifestanti non possono credere a ciò che è accaduto, molti iniziano a essere presi dalla rabbia, altri dallo sconforto, alcuni -fra i più giovani- si preoccupano per i parenti e gli amici a casa: cosa penseranno? Cosa faranno?. Ce chi dice che alla settima o ottava carica della polizia si sentiva ormai distrutto, non riusciva più a correre, e c'era la paura di morire. Nella notte i black bloc si dileguano.

Nell'area base del Genoa Social Forum si riuniscono circa diecimila persone. Intanto le voci circolano, si ascoltano le radio private. C'è chi dice che in una zona della città alcune frange legate alle posizioni più radicali antiglobal hanno risposto alle cariche della polizia con la violenza: spranghe e sassi. Molti ci credono, non condividono ma capiscono: hanno provato tanti le cariche, la fuga, lo stupore, la paura, il senso di impotenza, l'ipotesi di non scappare più e di reagire. Ma la gran parte ha retto la tensione: nonviolenza doveva essere e nonviolenza da parte della massa manifestante è stata. E' arrivata intanto la notizia più pesante, quella della morte del ragazzo, colpito da arma da fuoco (ma perché la polizia non ha i proiettili di gomma?). C'e' tanta paura, si scioglie la tensione in un racconto catartico collettivo: i racconti di pestaggi violentissimi si moltiplicano. Le scene vengono descritte, appaiono le prime foto. In alcuni angoli ragazzi e suore che piangono e che non capiscono. I feriti sono la prova oggettiva: bende insanguinate, persone zoppicanti, tagli agli zigomi. I preti, fra loro Don Gallo della Comunita' di San Benedetto. In alcuni gruppetti qualcuno si vanta di avere reagito lanciando sassi: viene subito rimproverato. Intervengono i referenti e i portavoce, calmano tutti ma soprattutto raccomandano di non uscire in piccoli gruppi, di rimanere uniti e di non accettate la sfida della provocazione e della violenza. La risposta più adeguata e più forte sara' la grande manifestazione del giorno dopo: ordinata, controllata ed eseguita pacificamente contro tutte le provocazioni e le violenze dei black bloc e delle forze dell'ordine. Scoppia improvvisamente un incendio in una banca vicino alla cittadella. Girano elicotteri per piu' di 40 minuti ma non arrivano i pompieri, non arriva nessuno. I più esperti e i più anziani capiscono che non è un buon segno. Di notte uno dei campi dove i manifestanti sono ospitati per la notte viene circondato dalla polizia. Dal "Carlini" si dice alla polizia di entrare, di perquisire pacificamente, di fare quello che vogliono. La gente però piange: si implora di non essere picchiati, che non serve, non c'è resistenza. La polizia entra e nel campo non trova niente.

Sabato 21 luglio 2001: è il giorno della grande manifestazione, si tratta veramente di una moltitudine. C'è il raduno, Il corteo parte, ci sono mille colori, mille sigle di gruppi e di associazioni. Qualcuno è sui quaranta, qualcuno sui cinquanta, ma per lo più sono giovani e giovanissimi: 17-25 anni. Tutte le associazioni di volontariato, culturali, ricreative, le cooperative, i contadini, alcuni sindacati, i metalmeccanici,....ecc. E' proprio un bel corteo autorizzato! Canti, danze, ritmi, bandiere. Dopo un po' si arriva a Piazzale Kennedy e non ci sono scontri, tutto e tranquillo. Non c'e' niente. Sbucano all'improvviso i Black bloc e succede ciò che non doveva succedere: la polizia improvvisamente, senza alcun motivo, spacca in due l'enorme manifestazione e fronteggia i teppisti in nero. E' la scena che abbiamo visto in diretta su rai tre: 30 minuti di lancio di lacrimogeni con la polizia in tenuta antisommossa che non vuole o non può bloccare una cinquantina di scalmanati. Intanto dietro circa 50.000 persone che si fermano. Le forze dell'ordine iniziano a caricare e i black si ritirano verso il corteo. Sono minuti lunghissimi, attendismo anomalo. Si scatena l'inferno: lacrimogeni verso il corteo, i black si infiltrano, i manifestanti pacifici si trovano coinvolti nelle cariche, alcuni alzano le braccia, hanno ancora fiducia, i più hanno imparato la lezione del giorno prima e scappano. Questi ultimi hanno ragione, la polizia manganella indiscriminatamente. La polizia carica settori del corteo: i metalmeccanici della FIOM, poi tocca ai giovani di Rifondazione. Iniziano così gli inseguimenti per tutta Genova. Cariche ogni cinque minuti. Chi rimane solo e indietro è inseguito, picchiato. Decine di persone testimoniano di inseguimenti e pestaggi solo perche' riconosciuti come manifestanti. Si corre con i polmoni irritati dai lacrimogeni, il gas brucia anche sulla pelle. Da alcune ville con giardino i genovesi lanciano delle pompe con l'acqua corrente per aiutare i ragazzi che manifestano. Mentre la polizia carica i manifestanti in altre zone di Genova i Black stanno mettendo tutto a ferro e fuoco, si sono concentrati, non sono più di cento. La polizia usa gas irritanti, producono dermatiti, non fanno respirare. I Black Bloc? nessuno li ferma. Aggrediscono un ragazzo di Rifondazione e gli spaccano la bandiera, poi lo picchiano. Inneggiano alla lapidazione dei portavoce del Genoa Social Forum e lanciano pietre. Spaccano vetrine, incendiano, alcuni anche saccheggiano. La polizia continua a caricare: ormai la seconda parte del corteo è sbandata: rimane solo il defluire. Si racconta di persone in sedie a rotelle (c'erano anche associazioni di paraplegici nel corteo) picchiate dalla polizia. L'indicazione del coordinamento è d'andare verso Marassi dove ci sono i pullman di quelli arrivati la mattina. Non si può però andare avanti, continuano i lanci di lacrimogeni e le cariche della polizia. Una signora ha portato dei limoni, li taglia e li distribuisce: "imbevete i fazzoletti, proteggono dai lacrimogeni". Alcuni si sono seduti per riposare, fa caldo, iniziano i malori. Intanto passano camionette della polizia da dove urlano "vi ammazzeremo tutti!" e roteano in alto i manganelli. La seconda parte del corteo non è mai arrivata alla piazza dove era prevista la conclusione della manifestazione. Tutte le persone vengono caricate dalle forze dell'ordine indistintamente sul lungo mare. Un gruppo di manifestanti esasperato, cerca rifugio verso la spiaggia: arriva una motovedetta, poi un elicottero, dal velivolo lanciano fumogeni, non c'è pace. Molti scappano lungo le strade che portano alla collina, è una corsa in salita. Chi si ferma è perduto: e la polizia fascisticamente picchia tutti. Tante ragazze si fermano, si abbracciano, si rannicchiano a terra e aspettano di essere manganellate. Un gruppetto, sfinito, trova miracolosamente un posto aperto in cui vendono angurie. Ci si siede sui tavolini e si azzanna il frutto: sembra quasi che sia tornata la civiltà -era un sogno quello di prima-. La polizia arriva e carica i mangiatori d'anguria. Sembra il titolo di un film di Fellini. Il ritorno a casa sarà per tutti una avventura, ma molti rimangono a Genova. La manifestazione era ormai finita da alcune ore.

Nel sabato notte Genova è un campo di battaglia appena abbandonato dalle "truppe". Avviene l'imprevedibile, o meglio ciò che non si voleva né prevedere né immaginare: la polizia fa irruzione nella Sede stampa del Genoa Social Forum. Ma non si tratta più della stessa cosa: non è la piazza. L'azione della polizia in questo caso è giuridicamente più grave. I poliziotti picchiano tutti i presenti con una violenza impressionante. In particolare sono -ovviamente- interessati alla documentazione (testimonianze, video, foto...ecc.) che raccontano quello avvenuto tra venerdì e sabato. E' per questo che sono molti efficaci nel distruggere tutto. Vengono distrutti tutti i PC. A seguire viene arrestato l'avvocato che coordina il gruppo di avvocati presenti a Genova mobilitati dalle associazioni del Forum. Viene distrutto o portato via anche tutto il materiale -le prove- che gli avvocati avevano raccolto per difendere le persone arrestate. Vengono meno tutti i presupposti minimi per agire legalmente: come si farà a recuperare tutto. Durante la perquisizione, che è stata fatta senza alcun mandato ma solo sulla base di una fantomatica segnalazione telefonica, a giornalisti, parlamentari della Repubblica Italiana, avvocati e medici viene impedito l'ingresso. Sulle "armi" trovate non ci sono commenti: fra esse anche un pacchetto di fazzoletti di carta. Rimangono i feriti e le botte e gli arrestati, circa un centinaio. Ah, sì, i protagonisti, i Black bloc… …nessuno sa niente.

 

Molti particolari sono stati omessi: alla fine lo scritto non poteva essere troppo lungo (lo è già così). Sorgono ora alcune domande:

Perché i teppisti in nero non sono stati fermati prima?

Perché le forze dell'ordine non sono riuscite a difendere la proprietà dei cittadini genovesi?

Perché le forze dell'ordine hanno caricato i manifestanti di un corteo autorizzato?

Perché i proiettili non erano di gomma?

Perché l'essere manifestante è bastato alla polizia per manganellare chiunque?

Perché le forze dell'ordine non hanno agito per placare gli animi e invece hanno provocato e giocato al rialzo?

Inettitudine o malafede?

Ma cosa è successo?

In termini complessivi è successo che migliaia di cittadini italiani che volevano godere del diritto costituzionale di manifestare si sono ritrovati in una porzione del territorio della Repubblica Italiana in cui ogni garanzia di cittadinanza non valeva più.

A Genova si è realizzata una serie di avvenimenti che rappresentano una picconata a tutti i presupposti giuridici e morali di uno stato liberale e democratico.

E bisogna rendersi conto che la cosa riguarda tutti… …anche chi non è d'accordo con i manifestanti contro il G8.

Pensavo sinceramente, appunto ed infine, di potermi fidare. Pensavo sinceramente che la nostra Costituzione sarebbe stata alfine un buon tetto di protezione contro soprusi e violenze. Sì mi ripeto per riprendere il discorso. La mia fiducia nell'Italia repubblicana e nella Costituzione italiana nasceva da lontano. Avevo letto la Costituzione integralmente a 18 anni, l'avevo fatto di mia spontanea iniziativa, mi era sembrata complessivamente una buona Costituzione.

Un fine settimana di luglio è bastato per incrinare questa mia fiducia. In questo fine settimana si sono tenuti a Genova diversi avvenimenti. Nel corso di questi avvenimenti la mia fiducia si è incrinata.

Il 20 luglio 2001 hanno schiaffeggiato la Costituzione, il 21 luglio 2001 l'hanno manganellata, il 22 luglio 2001 le hanno dato il colpo di grazia.