SINISTRA & DESTRA
IN MOLTI HANNO TENTATO DI METTERE IN UN CASSETTO CIO' CHE NON SI PUO': DELLE CATEGORIE SPAZIOIDEOLOGICHE RIEMPITE CON VALORI, STILI, METODI, PROGETTI CHE MUTANO NEL DIVENIRE STORICO A DIVERSE VELOCITA'.
Ogni tempo ha le sue mode. A lungo e ancora adesso risulta di moda, sotto le sembianze di una cosa nuovissima e innovativa, sostenere che destra e sinistra sono ormai delle definizioni da cestinare, delle parole da buttare.
In realtà non è così. Basta vedere le ultime statistiche sull'autopercezione e sull'autocollocazione politica dei cittadini (italiani in questo caso) per scoprire che destra e sinistra sono ben in auge, mentre la grande mancanza a livello di linguaggio, paradossalmente, è il centrismo, il definirsi di centro. Dove sono finite le masse centriste e socialmente trasversali democristiane? Non sono certamente scomparse. Semplicemente ormai non hanno remore a definirsi o di destra o di sinistra. In più questo fatto ha un po' scalzato, per opera di base, il pudore politicointellettuale che ammanta le definizioni di centrodestra e di centrosinistra, utilizzate a man bassa nel mondo politico italiano e nel mondo dell'informazione e che poca corrispondenza trova nell'autocollocazione degli italiani, i quali nella maggioranza dei casi, forse per risparmiare fiato o perché presi dal tran tran quotidiano, come dicevamo prima, si collocano a destra o a sinistra. Abbiamo quindi dei segnali contraddittori dalla qui abbozzata analisi del linguaggio di uso quotidiano.
Ma questo discorso ci porta fuori strada. Ripartiamo dalla moda, dal luogo comune che vuole destra e sinistra in soffitta. Tanto per cominciare possiamo dire che già nel 1848 (e doveva ancora arrivare il XX° secolo, il secolo delle ideologie) sul Dictionnaire de politique si leggeva che "queste antiche divisioni hanno perso molto del loro valore". Dopo solo 50 anni dall'introduzione di destra e sinistra nel lessico politico europeo (Francia 1789) c'era chi sosteneva e riusciva a far inserire in un dizionario affermazioni di "morte" poi totalmente smentite dal corso della storia.
Perché nell'ultimo quindicennio del 1900 si è scritto e urlato che destra e sinistra non avevano ormai più senso? Il motivo è da ricercarsi nella perdita (momentanea?) della centralità socio-politica nel mondo Occidentale del conflitto di classe, da Marx semplificato e ridotto al conflitto fra borghesia e proletariato. (Secondo noi sarebbe più corretto parlare di borghesie e di proletariati, utilizzando sempre il plurale). E questa perdita è data dal crollo dei regimi sovietici e dai progressi delle società liberaldemocratiche occidentali che, bene o male, sono riuscite a correggere entro il proprio seno, con la politica, le più macroscopiche degenerazioni del capitalismo.
Oggi convivono nelle società industrializzate la vecchia politica (valori e interessi stabilizzati sulla base di conflitti e divergenze tradizionali: reddito, ordine, sicurezza) e la nuova politica (valori e interessi più fluidi e "meno" materialisti: diritti minoranze, qualità della vita, difesa ambiente, partecipazione). E questi due mondi politici interessano trasversalmente sia la destra sia la sinistra. Ecco perché troviamo delle difficoltà concettuali nell'uso di destra e sinistra: siamo in una fase di cambiamento, di trasformazione. Una fase in cui convivono vecchio e nuovo e in cui la velocità del cambiamento ci porta a procedere a strappi, con il crescere delle distanze e delle incomprensioni fra gruppi, ceti, singoli che magari votano, militano, soffrono e gioiscono per e con i medesimi partiti e schieramenti.
E' da sottolineare e affermare da subito che in realtà lo sbandamento più forte, la perdita della bussola, la vertigine del crollo sono stati subiti e vissuti dalla sinistra comunista e marxista. Per questa intellighenzia lo smacco storico subito dal comunismo sovietico, e con esso dalla maggior parte degli sviluppi e delle tradizioni legati al pensiero marxista, ha assunto un grado tale da portare all'affermazione dell'ormai impossibile esistenza della sinistra nel panorama politico. Intanto però negli anni '90 i cittadini europei per collocarsi politicamente utilizzavano ancora per l'80% i termini destra e sinistra piuttosto che nomi di partito o di schieramento. Perché avviene questo?
Alcuni affermano che "la distinzione destra e sinistra corrisponde ad un bisogno dello spirito di rappresentare spazialmente le diversità di opinioni e di organizzarle in funzione di alcuni punti cardinali", René Rémond,1982. Quindi queste due categorie servirebbero ancora nel mondo politico attuale, in quanto è sempre più complesso e caotico, ancor più di quanto lo è stato per tutto il XX° secolo. Ma seguire questo discorso ci porta ad una assolutizzazione e destoricizzazione dei due termini; e noi sappiamo bene invece che anche le idee e le parole hanno una storia e possono nascere e morire... ...o meglio, possono mutare nel loro significato. Del resto è sempre René Rémond che blocca sul nascere un pericolo di assolutizzazione rispetto alla sua affermazione precedente, rendendo sì fissa l'antinomia spaziale, assumendo però variabili i punti cardinali:"destra e sinistra si definiscono in rapporto ad una situazione storica determinata e in funzione delle sue problematiche.".
Certamente vi sono filosofi e storici, schierati o con simpatie sia verso destra sia verso sinistra, che affermano invece una staticità originaria della dialettica destra-sinistra. Norberto Bobbio afferma che la differenza tra destra e sinistra è da cogliere nel "diverso atteggiamento che gli uomini assumono di fronte all'ideale di eguaglianza" 1983, e vede in J.J. Rousseau e in Nietzsche i rappresentanti delle due correnti sinistra/egualitarismo e destra/antiegualitarismo. Dino Cofrancesco radicalizza ulteriormente questo indirizzo, andando a trovarsi in sintonia con alcune conclusioni di Alain de Benoist, e andando a caratterizzare la destra con un bisogno atavico che noi definiremmo di appartenenza/comunità/differenziazione collettiva.
E' innegabile, anche se può non piacere a chi si impegna politicamente per certi valori e certe idee che ritiene giuste e intoccabili, che noi di PRAXIS ci sentiamo più vicini all'indirizzo rappresentato da Rémond piuttosto che a quello rappresentato qui da Bobbio e Cofrancesco. Questo perché dobbiamo sempre attenerci ai fatti nel divenire storico, e questi ci dicono, ad esempio, che il liberalismo alle origini, nel 1800, era rivoluzionario e di sinistra, per poi diventare conservatore e di centrodestra nel 1900 perché incalzato a sinistra da socialismo, comunismo e anarchismo.
Per concludere possiamo citare Ignazi:"destra e sinistra possono essere riempiti di significati diversi e anche mutevoli al punto che ciò che viene percepito di sinistra in una certa fase storica può assumere una diversa collocazione in un momento successivo" 1994, vedi il caso appena citato del liberalismo.
Ma allora oggi quali sono i contenuti di queste
COSA SIGNIFICANO DESTRA E SINISTRA OGGI?