OLTRE LA CRISI

Un modo: fermare il gioco per alcuni gruppi sociali e farli lavorare insieme per cercare nuovi "che cosa". Nuovi "che cosa" da distruggere in meno di un secolo per una fase che sia la

NUOVA CRISI

di Stefano Bulfone.

NUOVE UTOPIE . RICERCA ALTERNATIVA . ALT!

L'ultimo quindiecennio del XX° secolo sarà ricordato come uno dei periodi più carichi di turbolenze e cambiamenti a livello mondiale e come la fine di un secolo che ha portato in eredità grosse contraddizioni insolute.

Milioni di persone si sono ritrovate repentinamente in un vortice di incertezze d'ogni sorta con il crollo dei regimi comunisti dell'Est.

Come conseguenza la crisi dell'ideologia marxista, smentita nella sua versione ortodossa in più enunciati, un lampo dalla grande forza e dall'enorme impatto sulla storia e che si è spento implodendo e fallendo proprio in quello che doveva essere, a sentir molti, il suo frutto migliore e la sua colonna portante per il futuro, l' U.R.S.S.; come conseguenze più serie soprusi, violenze e guerre che hanno visto l'Occidente, definitosi difensore del diritto e della libertà, incespicare nella sua azione come un lattante di pochi mesi.

Nel cuore dell'Europa ottanta milioni di Tedeschi convivono sotto lo stesso tetto costituzionale la cui architrave rimane ancor oggi il diritto di sangue ( di razza? ).

L'integralismo islamico miete vittime e fa da coperchio per un mondo vastissimo che non ha ancora scelto tra passato e moderno; nel suo seno la prima guerra telematica, quella tra alleati e Irak, uno spot televisivo per un Occidente assuefatto difronte al sangue di cui ci si domandava solo, da parte di molti, se fosse salsa di pomodoro o polistirolo fuso; morti? impossibile con le bombe intelligenti !

Ma esistono bombe intelligenti?

In Brasile si ammazzano i bambini per strada, sono visti come una piaga pari alle cavallette, ma questo non impedisce a un Papa giramondo di continuare la sua crociata nella sfera sessuale contro la contraccezione. Certamente non sarà la soluzione migliore e risolutiva al 100%, per ora però è l'unica. Ex-Jugoslavia: alle soglie del duemila rispuntano le guerre feudali con signorotti industrial-militari che sguazzano tra le parti in lotta.

Nelle democrazie occidentali vengono allevate generazioni a suon di programmi televisivi demenziali e sulla linea di un consumismo sfegatato e sfrenato alla faccia di ogni bel discorso sulla emergenza risorse energetiche e biologiche.

Patetiche religioni e ridicoli sbandieratori di patria e famiglia si oppongono a parole al materialismo vittorioso e splendente in cui essi sguazzano e per di più ipocritamente. Ciò che un religioso sincero e un credente onesto non dovrebbe sopportare è la partecipazione ai suoi riti di chi è presente per abitudine o convenzione.

Ogni tanto qualche fossile anarchico offre alla stampa il suo martirio nella lotta "contro", usando comunque nella vita di tutti i giorni i prodotti e i servizi offerti dal sistema.

L'ideologia liberale trionfa portando con sè le tradizionali contraddizioni condite dai nuovi problemi legati alla nascente civiltà postindustriale. (chi vi dice che non ci sono più ideologie mente!)

Aggiungeteci quello che vi pare e mescolate con forza, il risultato sarà sempre lo stesso: noi (umanità tutta) stiamo vivendo una crisi di trasformazione-ristrutturazione anomala e radicale.

Una crisi legata a un processo di riduzione e distruzione culturale e politica -qualcuno parla del nulla che avanza come interlocutore inevitabile- che non ci offre alcuna alternativa a questa esistenza, questo stile di vita dai frutti in realtà troppo costosi in termini di semplice sopravvivenza, sia per chi si trova dalla parte ricca sia, e a maggior ragione, per chi si trova dalla parte maggioritaria povera, oltre che per i sistemi eco-biologici del pianeta stesso.

Le soluzioni di politicanti irresponsabili legate a bacchette magiche e a promesse del tipo:" tutto e il contrario di tutto subito" fregano lo sprovveduto di turno che comunque alla prossima occasione non lo sarà più e si ritroverà anch'esso nel mare sempre più "magnum" della crisi e della mancanza di approdi realmente sicuri.

Qui non rimane che ripartire da un paradosso: consapevoli del fatto che ogni utopia nega se stessa teoricamente nell'immediato e praticamente in un corso storico più o meno lungo, bisogna crearne di nuove che sostituiscano quelle obsolete o quelle che comunque non risultano più funzionali ai bisogni della maggior parte degli individui.

Bisogna costruire le alternative e per farlo occorrono nuovi strumenti intellettuali.

NUOVE UTOPIE

Nuove utopie che divengano i motori e i timoni "tecnologicamente" più evoluti per il rinnovamento-cambiamento, oggi in corso incontrollato e in equilibrio instabile, non con la loro attuazione, impossibile, bensì tramite le forze e le risorse che riuscirebbero a mobilitare in un confronto dialettico che verrebbe a svolgersi su un piano che per alcuni aspetti assomiglierebbe molto alla passata "guerra fredda", certamente epurata da alcuni fattori e che si prefigurerebbe più come una guerra fredda civile entro delle società fortemente atomizzate in poteri culturali, economici e politici ognuno troppo forte per essere inglobato o eliminato e contemporaneamente troppo debole per inglobare o eliminare. ( Mi sembra già di sentire i commenti: pazzo militarista! guerra fredda! ; commenti di persone a cui non sono riuscito a comunicare probabilmente ciò che sottende a questo ragionamento.).

In realtà sono in accordo con chi dice che il conflitto sia ineliminabile e che in ogni società cambi nel corso degli anni i suoi contenuti ma non la sua essenza: scontri di interessi divergenti. Dunque, se questa premessa risulta corretta, il conflitto non può avere nè vincitori definitivi nè essere sedato per sempre; tanto meglio incanalarlo in forme non radicali e distruttive, in altre parole su più piani -passatemi per chiarezza comunicativa e con un significato "deviato" strutturali e sovrastrutturali- ed entro una rete di rapporti-circoli viziosi di reciproca interdipendenza fisiologica: mors tua mors mia o vita tua vita mea, alla faccia del tradizionale motto. In altre parole urgenti sarebbero la costituzione di rapporti sempre più complessi e indissolubili tra i vari sistemi sociali (comunità, stati, società, gruppi) e la diffusione di massa della consapevolezza che una rete di tal genere ci farebbe convivere ed essere responsabili, volenti o nolenti, sulla e della stessa barca-pianeta.

Il problema dunque è il rinnovamento delle nostre scorte composte dalle utopie e un problema di tal genere si risolve solo avendo il coraggio di sondare nuove vie e di affrontare gli inevitabili e innumerevoli vicoli ciechi dell' errore e del fallimento; tenendo però ben presente una CONDITIO SINE QUA NON: UOMO SEMPRE IL FINE MAI IL MEZZO.

Il cercare nuove vie presuppone però un gruppo di lavoro in cui non sussista alcun metodo privilegiato e limitante, alias risulterebbe essenziale l'anarchia del metodo, già trattata e discussa da filosofi contemporanei in relazione alla "scienze esatte".

Bisognerebbe però partire dalle situazioni che presentano meno resistenze a questa anarchia metodologica.

Il mondo più libero da questo punto di vista è quello artistico.

Ora siamo arrivati al dunque!

RICERCA ALTERNATIVA

Forse è giunto il tempo di mobilitare le fantasie e le intuizioni artistiche verso uno sforzo di ricerca collettiva per trovare una alternativa che poi venga rielaborata scientificamente da filosofi e scienziati: il nuovo carburante "utopico".

E' tempo di vangare più in profondità il "sentire" umano per estrapolarne non più un nuovo "come" ma un nuovo "che cosa", anzi dei nuovi "che cosa".

Ormai diviene assurdo parlare dei modi per raggiungere gli obiettivi di una alternativa per la sopravvivenza nel mediolungo periodo (di questo si tratta e dobbiamo esserne consapevoli) quando quest'ultima -o ancor meglio sarebbe che si potesse parlare di queste ultime- non è ancora stata messa bene a fuoco attraverso la costruzione di nuove utopie che si occupino, da diversi punti di vista, di essa facendocela apparire così, con una messa a fuoco dignitosa, punto chiaro e distinto.

Questa strada, che potrebbe essere quella giusta o anche solo l'unica, presuppone comunque un fatto molto difficile, ancor più della disponibilità finanziaria e strutturale, presuppone l'abbandono, almeno per un certo lasso di tempo, della corsa solitaria da parte di artisti di ogni campo ed in seguito anche da parte di filosofi e scienziati.

Una sorta di tregua per segnare almeno le linee maestre di una ricerca collettiva che dovrebbe risultare nella struttura portante limitata a poche opzioni e nei livelli medio-inferiori segnata da uno sviluppo anarchico-libertario.

Pensiamoci insieme.

ALT!

Adesso mi fermo un attimo, poiché mi sono appena reso conto che questa ultima frase potrebbe essere già essa stessa il seme per lo sviluppo di una utopia artcolata e logica nel suo interno, bisognerebbe solo scriverla e darle spazio per uno sviluppo coerente e completo.

Bisognerebbe ma incalza troppo forte il pensiero negativo: se non è stato trovato un senso per l'esistenza non ha neanche senso trovare una alternativa di sviluppo che faccia sopravvivere il genere umano.

Chi ci dice che non potremmo estinguerci? E quel giorno sarebbe uno come tanti senza alcun rimpianto.

Del resto, al di là di questo corpo che ci fa provare sofferenze e piaceri, per me rimane solo un quesito: che cercare un senso sia semplicemente il più bel gioco che l'uomo abbia mai inventato?