Il seguente ordine del giorno è stato presentato in sede congressuale DS in provincia di Udine. Ogni Unità Territoriale DS della provincia era tenuta a pronunciarsi sull'ordine del giorno.
Nella stragrande maggioranza dei congressi di base l'Ordine del Giorno ha incassato il voto favorevole di gran parte dei compagni e degli amici iscritti.
L'ordine del giorno è ormai a pieno titolo il primo documento su cui a livello locale (provincia di Udine) -visto il larghissimo consenso- ci si dovrà confrontare...
...e così è avvenuto: i frutti del lavoro della Commissione DS per l'Assise della Sinistra friulana.
ORDINE DEL GIORNO
UNA SINISTRA PER IL FRIULI
Sulla base del seguente ordine del giorno si chiede al segretario, che risulterà eletto, un preciso impegno al rispetto dei seguenti punti ed al loro perseguimento e promozione in tutte le sedi politiche, non ultimo il "tavolo delle trattative" in sede di campagna elettorale con gli alleati del centro sinistra. L'ordine del giorno dovrà essere proposto anche all'esame ed alla discussione delle federazioni dei DS di Gorizia e Pordenone. I firmatari chiedono un preciso impegno sui seguenti temi:
· Globalizzazione: E' necessario comprendere cosa sia la globalizzazione e come la sinistra deve porsi rispetto a tele fenomeno. Può diventare la globalizzazione un valore in sé o va intesa come un processo da governare ? Quello che risulta come unico dato di tutta evidenza è che la globalizzazione è un fenomeno che crea nuova ricchezza e nuove povertà secondo un rapporto nuovamente sperequativo. Una sinistra moderna deve porsi come obiettivo il governo della globalizzazione salvaguardando la libertà dell'individuo rispetto alle nuove forme di condizionamento e di negazione dei diritti.
· Lavoro: I rapporti che abbiamo erroneamente creduto superati tra lavoro e capitale si sono solo spostati in ambiti territoriali spazialmente lontani tra loro ma simili per condizioni socio-economiche di sottosviluppo, tali da condurre alterazioni nei rapporti di lavoro anche nei paesi dalle conquiste sindacali più solide. Queste stesse conquiste ormai, in molti casi, non hanno più l'efficacia di un tempo in presenza di una produzione delocalizzata che aggira le stesse garanzie sindacali e sociali sotto il profilo salariale e dei diritti dei lavoratori. Una sinistra moderna deve porsi come obiettivo la liberazione dell'individuo dallo stato di minorità rispetto ai temi del lavoro, dello sfruttamento e dell'ambiente in relazione alla nuova realtà. Le radici della sinistra si fondano sui temi dei lavori e dell'emancipazione sociale. Il lavoro oggi non può più essere inteso solo come conflitto di classe ma impone una riflessione sulla complessità dei rapporti di "forza" all'interno della società che può essere letta anche in senso globale. Allo stesso modo il riscatto sociale e culturale di chi è emarginato non può essere compreso prescindendo dalla complessità degli attuali rapporti sociali ed economici. Le nuove forme di lavoro vanno incentivate e promosse quando rappresentano auto affermazione delle persone e sviluppo della dignità umana, governate e corrette quando generano forme di sfruttamento ed iniquità.
· Territorio: La globalizzazione porta inoltre in primo piano il tema della mobilità come relazione tra individuo e luogo, da cui discende la questione dell'identità che nasce dal conflitto tra matrice culturale originaria e necessità di integrarsi. Il tema, dunque, diviene quello della differenza nella complessità, come momento di arricchimento piuttosto che come rischio di chiusura etno-nazionalista. In presenza di un momento politico in cui tutti fanno propri i temi dall'autonomismo, conducendolo spesso sul terreno del localismo, emerge ciò che distingue la sinistra dalla destra: il discrimine è la scelta di valorizzare le differenze, non per escludere, ma per creare un arricchimento per tutti. La lingua e la cultura nelle loro diversità non devono divenire motivo di contrapposizione etnica o ancor peggio etno-nazionalista. Costituiscono invece elemento che fa parte a pieno titolo della cultura: la cultura locale, non come qualche cosa di cui vergognarsi, bensì come qualche cosa che ci caratterizza, si badi bene, non che crea esclusione! L'uso della lingua italiana, friulana, slovena o tedesca non ci rende meno europei! L'alternativa è tra l'esclusivismo etnico e la convivenza pluri-culturale. "Troppo facile la prima… troppo difficile la seconda … E' questione di ordinamenti, garanzie, diritti, autonomie certamente, ma assai prima e più profondamente è questione di "stili di vita." (Alex Langer). Credere che si stia meglio quando non si è disturbati dalla presenza di altri … è più diffuso di quanto si pensi. La convivenza plurietnica ha oggi bisogno di sperimentazioni coraggiose, più che di petizioni di principio ideologiche e convincenti solo finché si ragiona a pancia piena ..., e di "stili di vita" favorevoli alla complicata coesistenza tra i diversi. Ecco cos'è di sinistra: coltivare quella sensibilità che consente di affrontare la complessità del reale senza scorciatoie razziste o paternalismi inconcludenti. In definitiva, tornando a noi, le identità locali sono una realtà, esaltarle acriticamente è un pericolo, negarle, come qualcuno ha fatto, è chiudere gli occhi sul mondo e dunque rinunciare a fare politica. E' necessario che la sinistra si faccia carico anche delle istanze locali, perché noi facciamo politica qui e adesso. Il qui è il Friuli-Venezia Giulia, l'adesso è l'epoca della globalizzazione: governiamo la complessità.
· Progetti e società civile: Patrimonio della sinistra moderna deve essere la tensione verso la realizzazione di forme sempre più autonome ed efficaci di democrazia partecipata territoriale. Il cittadino deve poter pronunciarsi con forza e con facilità sulle questioni più importanti che riguardano il suo quartiere, la sua città, la sua provincia, la sua regione. Tre sono le vie principali per rendere democratica e partecipata l'amministrazione pubblica a livello locale. In primo luogo la capacità degli amministratori - e quindi della parte politica di cui sono i portavoce- di ideare e realizzare PROGETTI, giacché sui progetti si può discutere in trasparenza su costi, benefici e opportunità. In secondo luogo la capacità di ascoltare la società civile e di saper farsi consigliare dalla società civile nelle sue espressioni più dinamiche e attente, cercando di favorirne un coordinamento, un dialogo, un rapportarsi a rete. In terzo luogo la capacità di creare strumenti e modi di comunicazione efficace verso e sul territorio.
· Efficienza, solidarietà e responsabilità: A livello comunale, provinciale e regionale i DS devono farsi promotori e ideatori di progetti che coniughino efficienza e solidarietà. E' questa la nuova sfida per la sinistra del futuro: riformare, reinventare e ammodernare lo stato sociale. E per creare esperienze concrete su cui condurre la battaglia bisogna partire dal piano locale, dal territorio. Nelle dimensioni comunale, intercomunale e provinciale si possono sperimentare con efficacia nuove idee e nuovi metodi: cooperazione fra pubblico e privato, lavoro a rete, lavoro sul territorio.
· Pari dignità/opportunità: assunto come dato positivo la centralità dell'individuo, la sinistra si deve occupare di tutte le persone, senza discriminazione alcuna, deve di conseguenza operare delle scelte politiche che permettano soprattutto ai soggetti più deboli di esprimersi, di integrarsi portando alla società valore aggiunto. E' necessario eliminare i preconcetti che ci legano ad una definizione di persona "normale" solo quando perfettamente inserita nella società secondo schemi di efficienza, produttività e ricchezza, così come si rende necessario perseguire una politica tendente alla riduzione - meglio sarebbe eliminazione - delle discriminazioni sessuali e sessiste; l'individuo è tale a prescindere da qualunque caratterizzazione fisica. Partire dai valori di socialità e solidarietà, ascoltare le voci di chi vive o pensa in modo differente da noi, rendere consapevoli gli individui delle loro risorse interne, delle loro diversità e debolezze tramutandole in forza, è compito primario di un partito come il nostro. Dobbiamo riuscire a superare le paure legate alle diversità, ed affrontare un percorso conoscitivo per scoprire l'altro e noi stessi. Favorire e migliorare la qualità della vita di chi, singolo o gruppo, è in una situazione di svantaggio economico, sociale o fisico, temporaneo o permanente, è un impegno morale. Rivalutando la forza e facendo tesoro di tutti quei movimenti spontanei, che in passato hanno lottato per degli ideali di uguaglianza e libertà, oggi dobbiamo combattere per dare visibilità a tutti i soggetti che vengono penalizzati da un mondo che mette il denaro al primo posto nella scala dei valori.
- Le donne, la società, la politica: Si dice che l'unica rivoluzione vincente nel XX secolo sia stata quella delle donne, ma - come si legge nella "Carta d'intenti per il Congresso delle Democratiche e dei Democratici di Sinistra", redatta da molte compagne - ancora "C'è un divario tra quanto le donne danno e quanto ricevono dall'organizzazione sociale e politica". E' necessario, pertanto, che ci siano - sia per cambiare la politica e la società, sia per dare più forza al cambiamento del partito - più donne negli organismi dirigenti e nelle istituzioni. Riteniamo, quindi, di fare nostre le regole proposte nella suddetta "Carta", per rendere piena la cittadinanza delle donne.
· Immigrazione: Nel mondo globalizzato il tema della mobilità può essere inteso come mobilità della società del benessere o come fuga di disperati da condizioni di sottosviluppo e miseria. I lavoratori che vengono dall'estero sono, non solo, una ricchezza per le nostre imprese, ma anche per noi e per l'arricchimento della nostra cultura. Accoglienza e legalità sono le parole d'ordine per una sinistra che vuole governare i processi migratori con consapevolezza e senso della storia. Le proposte del Polo pur avendo un'immediata forza propagandistica sono insufficienti quando non controproducenti. Il reato di immigrazione clandestina finirebbe per paralizzare il già lentissimo sistema giudiziario italiano, garantendo, nel contempo, la permanenza sul territorio ai clandestini. La miglior difesa dei confini e l'aumento dei controlli sono senz'altro importanti, ma la partita si gioca su strategie finalizzate a comprendere le origini dei flussi e per porvi rimedi non estemporanei.
· Sicurezza: Ridurre la sicurezza al tema dell'immigrazione appare una semplificazione che si intona con il carattere demagogico di certa destra a cui risulta utile criminalizzare gli immigrati al fine di giustificare una politica neo-reazionaria. La repressione agisce sul fenomeno, ma non risolve le cause che lo determinano. La repressione dei fenomeni di illegalità deve essere accompagnata da una adeguata politica di prevenzione.
· L'Ulivo e l'unità della sinistra: Le recenti elezioni politiche segnalano due dati: 1) ha vinto chi si è presentato unito; 2) la legge elettorale ha realizzato il suo fine in quanto gli elettori hanno scelto chiaramente tra due schieramenti, dando al vincente la forza di governare. La sinistra deve fare tesoro della lezione e porre rimedio alle sue divisioni. Non vi sono ragioni ideologiche sufficienti, ma solo antiche contrapposizioni, per far permanere tale stato di cose. Non c'è tempo da perdere! La sinistra unita sarà in grado di costruire, con il centro riaggregato nella Margherita, il nuovo Ulivo per governare in Italia ed in Friuli. E' evidente che in una realtà come il Friuli, l'Ulivo deve confrontarsi con temi diversi e coltivare al suo interno i rapporti con la galassia autonomista, in primo luogo perché risulta essenziale per il centro-sinistra ripartire democraticamente dal territorio, in secondo luogo perché la stessa galassia autonomista non sia utilizzata dal Polo come ulteriore bacino di voti di fronte alla distrazione della sinistra o alla sua supponenza.
· La Sinistra e l'Autonomismo: Chiedersi se l'autonomismo sia di sinistra o di destra è un esercizio inutile. Bisogna prendere atto che in alcuni luoghi la complessità della vicenda storica ed i limiti degli stati nazionali non hanno annullato - per fortuna- le tradizioni, i modi d'essere, le vicende umane e le storie dei popoli. In un momento in cui l'ideologia Ottocentesca che ha guidato l'affermarsi del modello di stato nazionale è tramontata, così come la visione di uno stato socialista che spostava il problema sul superamento del conflitto sociale, rinascono istanze localistiche. La Sinistra ha il compito di comprenderle e di legarle ai suoi valori storici di giustizia ed equità.
· Organizzazione della Regione L. C. 2/93: Il rapporto tra Trieste ed il Friuli è un rapporto che nasce sulla spinta di alcune necessità di carattere storico ed economico, senza trascurare il quadro internazionale. Tali esigenze hanno reso inevitabile la scelta di Trieste quale capoluogo regionale, tuttavia pur in presenza di tale dato, la presidenza è sempre stata assunta da esponenti politici friulani, salvo l'esperienza Antonione, il che in sé già manifesta l'esistenza di specificità da salvaguardare. Come Trieste rappresenta un simbolo per l'unità nazionale, così Udine ha sempre avuto (tanto in positivo che in negativo) un ruolo di riferimento rispetto al restante territorio regionale. Questo rapporto tra le diverse realtà, storicamente giustificabile, assume oggi un significato deteriore sia per il Friuli, rispetto al suo territorio oramai policentrico, sia per Trieste che viene percepita sempre più eccentrica rispetto alle esigenze dell'intero territorio regionale. Questo assetto istituzionale tra le realtà locali che non riconosce le diverse identità, lungi dal creare un rapporto di concorrenza virtuoso in quanto sinergico, conduce a forti contrapposizioni e ad un conseguente sforzo di mediazione tale da rallentare le dinamiche di sviluppo regionali. La Legge Costituzionale 2/93 può essere lo strumento per spezzare questa logica e ridare slancio e vigore all'intera comunità regionale anche in ambito economico. E' necessario che parta una fase politica tale da rinsaldare i rapporti sulla base di un patto fondante nuovo, che non può essere quello che aveva ispirato il legislatore degli anni 60 nell'approvazione dello statuto speciale della nostra regione. In questa ottica le iniziative realizzate in quest'ultimo anno, sia provenienti dalla società civile, soprattutto per l'eco e la sensibilità diffusa che hanno saputo suscitare, sia le proposte di legge depositate in Regione, vanno tenute in considerazione come punto di partenza per gli esiti successivi di questa nuova fase politica e amministrativa.
· Economia: La nuova articolazione politica amministrativa non potrà prescindere dalla realtà economica e sociale che la comunità regionale sta vivendo. Vi sono zone omogenee che debbono essere rappresentate con maggior forza in modo da svilupparsi in maniera più coerente rispetto alle proprie potenzialità. La Bassa Friulana, la zona pedemontana, l'udinese, la Carnia e l'alto Friuli e così via esprimono delle peculiarità che solo consorziandosi al loro interno e quindi esprimendo propri centri di attrazione e interesse potranno svilupparsi coerentemente ed in modo armonico rispetto ad un territorio regionale complesso. Vi sono peraltro tematiche, quali i rapporti esterni e internazionali e la programmazione in senso generale, che spettano alla regione in quanto non possono essere trattate con coerenza ed efficacia se non in termini di unità complessiva. Vi sono altri temi, soprattutto in sede di attuazione della legislazione regionale, che possono trovare giusto riscontro in rapporti provinciali e interprovinciali, anche secondo articolazioni che esaltino le peculiarità del Friuli da una parte e dell'area giuliana dall'altra.
· Università:In questo quadro di riferimento un ruolo fondamentale spetta alle Università della Regione, che devono proporsi come enti di eccellenza e non di conflitto, rappresentando il momento di connessione tra società civile e produttiva, livello politico amministrativo e mondo della cultura. La forte volontà politica che diede luogo all'Università Friulana è un elemento importante per capire quali linee di sviluppo sono da perseguire oggi. L'Università Friulana deve trovare, ai diversi livelli amministrativi locali, donne e uomini che esprimano e supportino la volontà politica e progettuale per aiutare l'Università stessa ad accelerare e attuare una politica volta alla valorizzazione delle intelligenze locali, permettendo loro di crescere e di formarsi come classe dirigente di domani. L'Università ha il compito di valorizzare le risorse umane locali non perseguendo chiusure corporative o localistiche, ma creando attorno ad esse un ambiente aperto, internazionale, e realmente operativo sul piano della ricerca e delle applicazioni.
· Ambiente: i temi ambientali sono ampiamente compresi e coinvolti nella globalizzazione. Deve essere chiaro a tutti che l'ambiente, inteso come ambiente che ci ospita e che ci garantisce la sopravvivenza, non è un bene locale, bensì globale. Localmente possiamo preoccuparci di tutele di carattere ambientale che lo rendano maggiormente gradevole, vivibile o sfruttabile nell'immagine; ma non ci si può fermare a questo! Le devastazioni ambientali che si verificano in qualunque parte del mondo, l'inquinamento atmosferico, l'inquinamento dei mari non conoscono confini. Il protocollo di Kyoto ha una sua ragione d'essere per la stessa sopravvivenza nostra e del nostro ecosistema, non si tratta più di essere o dichiararsi sensibili ai temi ambientali, riguarda tutti! Ambiente non vuole dire sacrificare produzione e profitti, al contrario è oramai dimostrato che le politiche di tutela ed investimento sull'ambiente possono produrre reddito e nuovi posti di lavoro.
· Organizzazione del partito: i risultati delle ultime elezioni - tanto politiche che provinciali - hanno mostrato il partito in tutta la sua debolezza, soprattutto sotto il profilo organizzativo. Nella costituzione della "COSA 2" ci si è proposti come obiettivo il "partito leggero"; sotto il cappello di questo slogan la struttura organizzativa ed organizzata del partito è stata smantellata. Si rende oggi manifesta la necessità di fare un passo indietro: le sezioni e la territorialità sono il nostro unico strumento per mantenere, ma meglio sarebbe dire ricostituire, un rapporto con la popolazione friulana ed il suo territorio. Lo stato federale che si va delineando necessita che anche il partito sia pronto, nell'organizzazione e nella struttura territoriale, ad affrontare la nuova realtà. A fianco alle sezioni territoriali si rendono necessarie delle strutture intermedie, che in parte già sono state costituite, che potremmo chiamare di comprensorio, chiamate a gestire le politiche di area vasta, per "zone omogenee" socialmente, territorialmente, economicamente. Il POLO ha come strumento ampie disponibilità economiche e di mezzi mediatici, la nostra unica risorsa sono gli iscritti ed i simpatizzanti. Si renderebbe a tal punto necessario reperire delle nuove figure, che non possono coincidere con i funzionari di antica memoria, che prestino la loro opera all'interno del partito in modo permanente. Queste figure potrebbero essere tanto dei compagni in attesa di occupazione, come compagni pensionati o, finanze permettendo, compagni assunti dal partito.
1) Giovanni Battista Polesello Direzione provinciale
2) Roberto Pascolat Direzione provinciale
3) Stefano Bulfone Segretario di unità territoriale
4) Francesca Angelici Direzione provinciale
5) Lorenzo Fabbro Direttivo provinciale
6) Laura Cerone Direzione provinciale
7) Sabina Capone Segreteria provinciale
8) Andrea Plazzotta Segreteria provinciale
9) Cristiano Schaurli Segreteria provinciale
10) Patrizia Feruglio Direzione provinciale
11) Mario Rassati Direzione provinciale
12) Mirella Castelli Cadorini Direzione provinciale
13) Carletto Rizzi Direzione provinciale
14) Attilio Iacotti Direzione provinciale
15) Stefano Stefanel Direzione provinciale
16) Mario Geremia Segreteria provinciale
17) Annamaria Menosso Direzione provinciale - Sindaco di Pradamano
18) Marilena Zoccolan Direzione provinciale
19) Luciano Cicogna Direzione provinciale
20) Arnaldo Baracetti Direzione provinciale
21) Marino Franceschetti Segretario di unità territoriale
22) Bruno Micoli Segretario di unità territoriale
23) Marco Driussi Consigliere circoscrizionale Udine Nord
24) Vanni Ferrari
25) Sergio Disnan
26) Donella Niccoli
27) Giovanni Ferracuti
28) Carlo Di Vito
29) Stefano Bulzicco
30) Guido Bulfone
31) Giulio Colomba
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ALCUNE DELLE CONSEGUENZE STRETTAMENTE
RILEVANTI DAL PUNTO DI VISTA DELLA LINEA POLITICA
- Fra i momenti puramente politici e tattici che discuteremo per l'attuazione della STRATEGIA CULTURALE E POLITICA delineata nella presente mozione ci sono i seguenti:
- Appoggio alle iniziative che portino all'effettiva creazione e all'effettivo rafforzamento dell'Ulivo sul territorio. Con una particolare attenzione a far sì che entro l'Ulivo del Friuli si crei una componente autonomista -progressista- credibile per ricalcare i percorsi politici attuati in Trentino-Alto Adige e in Valle D'Aosta.
- Apertura dei DS ad accogliere e valorizzare le realtà associazionistiche e di gruppo e i singoli cittadini portatori di idee autonomiste più caratterizzate da posizioni di sinistra.
- Promozione di attività e iniziative sul territorio per far sì che si giunga alle prossime elezioni amministrative (ad ogni livello e su ogni realtà territoriale) con l'individuazione di un candidato -presidente o sindaco- vincente con congruo anticipo, al fine di creargli attorno una équipe di lavoro che lo sostenga nel lavoro di stesura del programma e nelle fasi di propaganda e comunicazione.
- Ideazione e realizzazione di modalità di attività politica che rendano i DS del Friuli il più possibile permeabili e aperti alla società, ai suoi messaggi e ai suoi bisogni.