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PARTITO DEMOCRATICO: “BELLO DI FAMA E DI SVENTURA”.

Il Partito democratico che ci vogliono calare dall'alto in questa prossima primavera è “bello di fama e di sventura” come l'Ulisse di Foscolo. La fama e la sventura non hanno poi bisogno di molte spiegazioni. Il paragone con Ulisse merita un approfondimento.

Vi ricordate di “Itaca” di Lucio Dalla, canzone che ha dato voce e spessore psicologico ai compagni di viaggio di Ulisse, a chi piegava le schiene sui remi. Ebbene, non solo loro piegavano la schiena sui remi, ma anche venivano decimati man mano che proseguiva il viaggio. Ulisse torna ad Itaca da solo, ritrova Argo, Penelope, il figlio e il regno… …ma a quale costo, non solo torna senza neanche un compagno d'avventura ma anche massacra una bella schiera di pretendenti al letto di Penelope e al regno dell'isola. I proci non erano bella gente, ma seguivano un costume dell'epoca ed erano piuttosto prestanti e in buona salute; i compagni di viaggio più amichevoli, simpatici e generosi, ma -seppur giovani e forti- alla fine morti tutti anch'essi.

Insomma, la meta è stata raggiunta, ma a quale costo! Non si riesce a capire dove Ulisse possa ritrovare qualche persona disposta a ripartire da Itaca, a riprendere il viaggio verso l'ignoto, verso e oltre le colonne d'Ercole. Dante ci dice che Ulisse era in compagnia, si tratta sicuramente di finzione… …aveva prodotto uno sfracello demografico tra i maschi ventenni-quarantenni e forme di parità di genere erano ben lungi a venire.

Ma più che altro era rimasto solo esistenzialmente, non aveva più compagni che avessero condiviso passaggi essenziali della sua storia, era sradicato, e chi è sradicato può diventare potenzialmente sradicante e distruggere –inconsapevolmente o meno- le identità altrui.

Il Partito democratico di cui si parla oggi assomiglia sempre di più ad un Ulisse demitizzato e rimasto solo, piuttosto che ad una nave greca capace di percorrere mari pericolosi grazie ad un equipaggio affiatato, e raggiungere mete importanti.

Cinque erano (e sono) a parer mio le condizioni essenziali per poter costruire un vero partito democratico, casa di tutti i riformismi della storia italiana:

•  Laicità, che non vuol dire soppressione della libertà di religione o anticristianesimo o anti-chissà cosa, ma vuol dire autonomia politica da ogni confessione e religione, equidistanza rispetto a qualsiasi religione, confessione o credenza relativa a fatti spirituali. Nella forma e nella sostanza dell'azione politica e amministrativa.

•  Valori, costruzione di una “carta dei valori”, in cui scrivere cosa unisce e cosa divide, capire quanto pesa l'uno e l'altro e accettare che su ciò che divide si oscillerà a seconda degli equilibri interni, e che a seconda degli equilibri si governa compatti sulla linea prevalente.

•  Partecipazione ed apertura. Aspetti che, se non hai Statuto e regolamenti, con meccanismi chiari e condivisi, diventano chiacchiera al vento. Infatti il vero –e ad oggi ipotetico e neppure minimamente all'orizzonte- Partito democratico è tale se contempla: primarie a tutti i livelli e per ogni carica elettiva, anagrafe aperta per chi desidera candidarsi, meccanismi di partecipazione diffusa per la stesura dei programmi, meccanismi di garanzia per la rappresentanza delle minoranze, apertura in senso federale con formazioni politiche territoriali e autonomiste.

•  Socialismo europeo. Collocazione europea entro il Partito Socialista Europeo, senza tentennamenti e senza riserve, partito che nelle sue corrispondenti realtà nazionali ha avuto ed ha leaders di primo piano e di spicco pubblicamente cattolici o aderenti ad altre religioni, senza alcun problema. Con un Partito democratico aderente al PSE che potrebbe essere lievito per il rinnovamento e il rilancio del Socialismo per il XXI secolo nell'intera UE, parallelamente all'esperienza di Zapatero in Spagna.

•  Legge elettorale. Se non si torna ad una Legge a forte impronta maggioritaria e che permetta contemporaneamente all'elettore una scelta fra rose di candidati per le singole liste in lizza sul collegio in cui ci si gioca un unico seggio, le leve resteranno totalmente in mano alle segreterie di partito e ai vertici oligarchici –dei grandi e dei piccoli-, e di vero Partito democratico a tutti gli effetti manco l'ombra.

Io personalmente, con una sparuta pattuglia di radicalsocialisti, avrei fatto volentieri parte di questo “Partito democratico” vero, e vi avrei fatto la minoranza della minoranza se necessario.

Non ho visto nascere nulla di tutto ciò, non ho visto l'azione lungimirante, lucida e razionale da parte di chi ci avrebbe dovuto guidare nel percorso, non ho visto realizzarsi tutte queste tappe. Ho visto solo nascere una retorica scialba e smielata attorno ad un amorfo e insipido “Partito democratico”, un blob che resterà al palo del 30%, se gli va bene. E non ho visto i dirigenti nazionali dei DS fare l'unica cosa importante ed essenziale che avrebbero dovuto fare: porre fin dall'inizio –compattamente e inequivocabilmente- a tutti gli alleati partner per la creazione del Partito democratico la “Conditio sine qua non” del PSE. Cari miei, hanno ragione quei compagni quando dicono che, se nei DS ci dovrà essere una disgraziata e dolorosa scissione, gli scissionisti non saranno coloro che restano nel PSE ma coloro che vanno in un Partito democratico che, in primis, per come si configura oggi, tradisce lo spirito di tutti i cittadini che hanno partecipato alle primarie per le politiche.

Stefano Bulfone.

Udine, 18.01.07

 

Stefano Bulfone.
Capogruppo Sinistra per il Friuli – Comune di Udine.
Direzione provinciale DS – Udine.
www.sinistrafriuli.net

 

 

 

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