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PARTITO DEMOCRATICO... DAI DUBBI ALLA CERTEZZA. Scusate se inizio con delle note autobiografiche. I pochi amici e compagni che mi conoscono di persona sanno alcune cose della mia attività politica di modesto attivista che si sporca le dita di inchiostro volantinando per la strada e suda le solite due maglie per tirar su gazebo e montar banchetti. Le poche cose sono queste. Che provengo da una famiglia tradizionalmente socialista. Che non ho mai avuto alcuna tessera di partito al di fuori di quella dei DS, a partire dal 1999, forza politica da me scelta perché allora la più grande e innovativa fra quelle aderenti al Partito Socialista Europeo. Che dentro i DS ho sempre avuto una posizione liberal, come radicalsocialista ho appoggiato Morando nel 2001, auspicando una maggior apertura con gli altri riformismi laici e cattolici di matrice non socialista. Che nel 2004 ho sottoscritto l'appello lanciato da Valdo Spini affinché nel simbolo dei DS ci fosse la dicitura estesa “Partito del Socialismo Europeo”. Ho sempre guardato al Partito Democratico con interesse, con volonta di comprendere e capire, pensando che il Partito Democratico avrebbe dovuto avere come caratteristiche forti e basilari: un rilancio della partecipazione popolare alla politica del centrosinistra con modi nuovi e deflagranti (primarie a tutti i livelli per la scelta dei candidati, programmi costruiti con modalità partecipate estese), una funzione di semplificazione e razionalizzazione del campo del centro-sinistra, una funzione catalizzante e una funzione innovatrice verso lo stesso Partito Socialista Europeo, comunque casa più ovvia per il Partito Democratico italiano. Certo c'erano e ci sono anche molti dubbi: su come si sta arrivando a questo Partito Democratico –male e con processi di vertice-; su come viene declinata la questione laicità; sulla carenza di dibattito e approfondimento sulla “carta dei valori”, sullo “statuto” e sulle “regole interne”... Di fronte a ciò che è avvenuto nell'ultimo mese a livello nazionale i dubbi sono cresciuti, le riserve anche. Ecco che dai dubbi sono così arrivato ad una certezza... ...che se aderisco (e aderirò in futuro) ad un partito, questo nei programmi dovrà essere il più possibile radicalsocialista, dovrà far parte del PSE e dell'Internazionale Socialista, dovrà contribuire al dibattito che caratterizza il Socialismo europeo nella ricerca e nell'elaborazione per il Socialismo del XXI secolo, a prescindere dal nome che questo partito si darà.... Oggi questo significa, nel mio piccolo e forse insignificante gesto politico, che non seguirò chi darà vita ad un Partito Democratico nato con una brutta gestazione, incerto per collocazione europea, attraversato da profonde differenze e distinzioni su molti e troppo essenziali temi. Stefano Bulfone.Capogruppo Sinistra per il Friuli – Comune di Udine. Direzione provinciale DS – Udine. www.sinistrafriuli.net
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