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PRECARI DI TUTTA ITALIA UNITEVI! BREVI CONSIDERAZIONI GENERALI. IL PRECARIATO NELL'UNIVERSITA'. Precari di tutta Italia unitevi! Ci sono grosse questioni in ballo. Il precariato è ormai una realtà estremamente diffusa nel mondo del lavoro italiano, soprattutto fra le giovani generazioni. Ci sono paesi in cui il lavoro a tempo determinato è una realtà consolidata da più decenni, con luci e ombre, solo che, a differenza dell'Italia, in molte situazioni europee le retribuzioni dei precari si attestano su medie dignitose e compensano così in qualche modo la precarietà connaturata al tipo di contratto di lavoro. Lavoro precario in Italia spesso invece significa PROGETTO DI VITA PRECARIO e RETRIBUZIONI RISIBILI rispetto al costo della vita. Casa, famiglia, figli, assicurazioni, fondi pensionistici integrativi, mutui, prestiti... ...per gran parte dei trentenni di oggi (e anche per molti quarantenni) sono PURE UTOPIE. Il precariato colpisce anche e soprattutto UOMINI E DONNE CON LIVELLO DI ISTRUZIONE ELEVATO! (...scusateci se in questa sede non parliamo approfonditamente di chi non riesce a trovare neppure una occupazione precaria, a prescindere che sia degna del nome lavoro e permetta una retribuzione, non diciamo per godersela, ma che almeno consenta di vivere e non semplicemente di SOPRAVVIVERE). Anche nel mondo Accademico e nelle Università la realtà del precariato è diffusissima e normale, per rimanere sul discorso del precariato subito da persone con titoli di studio di una certa rilevanza. Se i precari nelle Università italiane sono sempre più numerosi e subiscono condizioni lavorative che spesso rimangono al buio rispetto a diritti riconosciuti ai lavoratori a tempo indeterminato del pubblico e del privato, non bisogna meravigliarsi che finalmente si stia innescando un processo di NEOSINDACALIZZAZIONE e MOBILITAZIONE. Infatti non tutti possono permettersi una fuga all'estero dove –senza essere per forza dei geni- si trovano condizioni di lavoro migliori e retribuzioni decisamente superiori a parità di mansioni. E allora se si è tanti e si è precari (con nulla da perdere) si riveste il ruolo di chi può spingere per il cambiamento e le riforme... ...anche a costo di vedere i frutti maturare per chi verrà dopo. E anche all'Università di Udine da mesi si è passati dalle intenzioni ai fatti. Attuale obiettivo: contrastare il Disegno di Legge Moratti con cui si intende ridisegnare l'assetto delle professioni legate alla docenza e alla ricerca universitarie. Il Disegno di Legge (Ddl), in estrema sintesi, precarizza ulteriormente percorsi professionali già lunghi e travagliati e abolisce figure come quella del ricercatore. Tutto ciò con la conseguenza di disperdere ulteriormente un patrimonio umano qualificato che potrebbe dare un grande contributo per l'innovazione del nostro sistema Paese, tramite la ricerca pura e la ricerca applicata. E in Friuli dottorandi, borsisti, assegnisti si sono organizzati. A partire dal settembre del 2004 è stato costituito il gruppo Nidil-CGIL che riunisce decine e decine di precari attivi nell'Ateneo di Udine. Diversi i punti per cui il gruppo ha dialogato e sta dialogando con rappresentanze del Rettorato per migliorare le condizioni di studio, di ricerca e di lavoro nei laboratori per tutte le figure precarie interessate. Si tratta di aspetti salienti, basti penssare che nelle facoltà scientifiche l'attività di ricerca nei laboratori vede una componente precaria che si attesta ad oltre i due terzi del personale attivo. Ma da più di un anno la priorità del corpo precario universitario è contrastare il Ddl Moratti. Benché ci sia stata una mobilitazione nazionale estesa e diffusa che ha visto compatte la stragrande maggioranza delle rappresentanze studentesche, dei precari e degli stessi corpi docente e amministrativo (anche la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane -CRUI- si è pronunciata con decisione in termini critici), il Governo e il Ministro Moratti non hanno cambiato una virgola al testo e il Ddl prosegue imperterrito il suo iter parlamentare, scorazzando per le varie commissioni competenti di Senato e Camera dei Deputati. “Già il 13 novembre del 2004 la Nidil-CGIL dei precari dell'Università di Udine aveva proseguito intensificando le azioni di protesta e di informazione. Protesta rivolta verso il Governo e il Ministro competente per il muro di gomma da loro posto nei fatti di fronte alle proposte di modifica avanzate dall'intero sistema universitario pubblico nazionale, informazione verso la cittadinanza tutta affinché si diffondesse il più possibile un dato ineludibile, cioé che si tratta di questioni rilevanti per tutta la società italiana” sottolinea Elena Venturini, referente della Nidil-CGIL precari Università di Udine. In quell'occasione su diversi volantini informativi molti udinesi incuriositi e interessati avevano trovato la mappa in cui si indicavano tutti gli Atenei entrati da mesi in agitazione su posizioni avverse alla riforma. Un punto per ogni Università, praticamente la Penisola pareva affetta da una forte varicella. Ancora ad oggi il Governo e il Ministro Moratti proseguono come se nulla fosse stato fatto e detto. Soprattutto proseguono anche se la Moratti aveva rassicurato in diverse sedi che ci si sarebbe mossi in termini di accoglimento di alcune controproposte. “Non hanno cambiato nulla di sostanziale, non hanno cambiato rotta, non hanno accolto proposte costruttive e positive. A questo punto noi proseguiremo con le azioni informative e dimostrative, convinti che la riforma delineata nel Ddl Moratti risulta dannosa non solo per l'interesse del mondo universitario, ma soprattutto su un piano strategico per l'intero Paese.”, prosegue Venturini. Se nel novembre 2004 i precari avevano chiamato in piazza a Udine, per colorire il punto informativo davanti al palazzo del Comune, la “Bande Garbe” -rinomato collettivo glocalfriulano conosciuto anche fuori Regione per le scorribande e le incursioni musicali a colpi di ottoni e percussioni varie- per la manifestazione tenutasi il 17 febbraio 2005 si sono affiancati ai precari i “Tambours di Topolò”, gruppo di recente formazione composto da giovani che invadono le lande friulane partendo dalle Valli del Natisone ai ritmi tribali scaturiti da bidoni metallici usati come tamburi e accompagnati da voci e da qualche incursione furtiva di flauti. Sono stati più di un centinaio i precari mobilitati per la manifestazione del 17 febbraio scorso alla Sede universitaria dei Rizzi. Dalle 11:00 alle 13:00 sono stati informati e aggiornati sulla situazione molti studenti, oltre a personale docente e amministrativo. Motivazioni e obiettivo sempre identici, come inalterato resta ancora il Ddl sotto accusa. Gli amministratori del Comune di Udine e il mondo della politica cittadina non sono rimasti indifferenti rispetto alle ragioni dell'Università friulana e degli Atenei di tutta Italia. E' in calendario per la discussione consiliare una mozione elaborata e sottoscritta da rappresentanti della maggioranza che regge il Comune di Udine. Si tratta di una mozione in difesa della ricerca pubblica, contro l'ulteriore precarizzazione del lavoro nelle Università, in solidarietà verso il personale docente, amministrativo, i ricercatori e i precari dell'Ateneo friulano che si sono pronunciati criticamente contro il Ddl Moratti. Solidarietà espressa anche perché grazie alla loro azione informativa si cerca di tenere alto (o almeno accendere) l'interesse su una questione di notevole rilevanza pubblica, questione che forse merità più attenzione di qualsivoglia reality che ci propinano TV private e pubbliche..(STOP) Stefano Bulfone
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