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A.A.A. PARTITO DEMOCRATICO di Stefano Bulfone. Il Partito Democratico. Bello di fama, forse anche di sventura. Non sappiamo ancora se fantomatico.Di certo se i motivi per formarlo sono solo tattici, allora avrà vita travagliata e complessa, oserei dire breve. Se invece risponde ad esigenze realmente strategiche, allora varrà la pena affrontarne la gestazione, il travaglio, la nascita, tutte le conseguenti fatiche... ...e i frutti. Tutto ciò che ho visto, ascoltato e letto ad oggi sull'argomento come semplice privato cittadino mi spinge ad elencare alcuni nodi. Sono soprattutto domande. Questione socialista. In Francia, in Spagna e in Germania sul lato del centro-sinistra il cuore delle coalizioni è un grande partito socialista o socialdemocratico aderente al Partito Socialista Europeo-P.S.E. (che ha il suo Gruppo al parlamento dell'UE). L'Italia è così distante da questi paesi da dover presentarsi come un'anomalia costante? Il Socialismo Europeo rappresenta una cultura politica centrale per la storia del nostro continente, una esperienza di prassi e teorie politiche ricchissima, un flusso che va ben oltre la vicenda “marxista”. E dentro questa cultura vi sono risorse materiali e ideali sufficienti per creare nuove proposte per un futuro di sempre più diffusa giustizia e libertà. Gli eletti del costituendo Partito Democratico aderiranno a livello europeo al gruppo socialista o a quello liberaldemocratico? O addirittura a quello popolare? Questa è una fra le vere questioni che potranno avere ricadute concrete rispetto agli assetti politici europei, e alle politiche dell'UE. Questione laicità. La Laicità (che non è la differenza fra chi indossa una qualsiasi veste sacerdotale e chi non la indossa, è bensì un habitus mentale che può essere presente a destra, a sinistra e al centro, ma mal si adatta ai partiti confessionali) come sarà declinata dentro il Partito Democratico? Personalmente, come radicalsocialista, penso che lo Stato in tutte le sue diramazioni e parti debba essere equidistante rispetto ad ogni religione, o meglio rispetto a qualsiasi opinione in merito a questioni religiose. E su questo punto in Italia non siamo ben messi. Tenendo presente che Laicità non significa assolutamente negare o comprimere i diritti connessi all'aderire ad una religione e al praticarla, anzi. Partecipazione. C'è -o ci dovrebbe essere-, un elemento positivo e necessario (sempre che si riesca a farlo emergere con forza e decisione) nell'iter di costituzione del Partito Democratico. La partecipazione popolare. A mio parere questo significa trovare dei metodi per poter far partecipare ogni soggetto che lo desideri a tre aspetti: formulazione del programma, designazione delle liste, scelta dei candidati. Sono piuttosto scettico, bisogna trovare degli equilibri, e di conseguenza delle modalità precise e ben strutturate. Alla fine un partito è sempre un partito, e chi più si impegna per farlo essere una cosa viva, presente, pensante vuole e vorrà avere garanzie per raccoglierne i meriti, gli onori e gli oneri, sia a livello soggettivo che oggettivo. Inoltre le prime fasi operative del processo di costituzione del PD paiono esperimenti di architettura politica per soli vertici partitici o parapartitici (comitati, associazioni etc). Dove sono la partecipazione dal basso, i dibattiti sui temi sostanziali, le nuove modalità per la nuova politica? Un Partito è sempre un Partito. Il costituendo Partito Democratico dovrà far riunire partiti, gruppi, associazioni, singoli (avrei potuto elegantemente invertire l'ordine, ma questo rappresenta i veri rapporti di forza in termini di mobilitazione territoriale e know-how politico di base). La casa comune dovrebbe avere una sua Costituzione, uno Statuto che fissi obiettivi e regole di convivenza (alcuni parlano di “Carta dei valori” condivisa), i diritti e i doveri degli aderenti, le modalità di adesione, le modalità di partecipazione, le regole per far sì che la dialettica e i conflitti interni non spazzino via tutto. La carica rinnovatrice in termini di forte apertura con la cosiddetta “Società civile” durerà 5, forse 8 anni… …e poi ci saranno nuovamente iscrizioni, tessere, correnti etc. etc. (mi sono sempre chiesto se iscriversi ad un partito ti renda meno civile, espellendoti di fatto dalla “Società civile”, che è tale giornalisticamente e in politichese perché altra e diversa dal corpo dai partiti). La generazione U(livista) I nati negli ultimi anni '70 e le classi degli anni '80 che si sono affacciati al voto nell'ultimo decennio (anno più anno meno) e hanno guardato al centrosinistra sono definiti nel complesso la “Generazione U”. U da Ulivo (e se vuoi anche da Unione). Da questo mondo sono emerse persone che hanno deciso di fare attività politica, e di farla nel centro-sinistra. Molto bene. Alcune si sono incanalate nel mondo extrapartitico “Per il Partito Democratico”, altre si sono iscritte a DS, Margherita etc. etc.. Legittimamente e giustamente cercano la via per poter partecipare il più possibile ai processi decisionali, in un sano e robusto slancio ideale che vuole coniugare la politica col servizio e col dovere. Poi si sbatte sempre il muso contro la concorrenza e il conflitto, dentro e fuori i rispettivi schieramenti, e la carica ideale subisce i primi colpi… …ma in molti casi si tempra. Io ritengo che questi giovani possano essere tutti nuove leve importanti per dare linfa al centrosinistra, ma la selezione e la concorrenza per la formazione delle classi dirigenti non dovrebbe legarsi oggi –in fase costituente- alla questione “Partito Democratico”. Ciò, se non è possibile per gli attuali gruppi dirigenti del centrosinistra, sarebbe almeno auspicabile proprio per i giovani della “Generazione U”, perché le cose in gioco sono piuttosto importanti e solo questi possono dare un vero respiro strategico all'intera operazione. Identità politica. Rispetto alle identità politiche, alle bandiere, ai simboli, alla adesione ad una “famiglia” politica, il Partito Democratico –o, come da suggerimento di Fassino, il “nuovo soggetto riformista”- chiederà un sacrificio a tutti. Personalmente ritengo sia molto meno pesante di quel che si potrebbe ipotizzare. Cito un esempio concreto di cui posso rispondere al 100%. Mi definisco radicalsocialista e ho avuto come mia prima tessera di partito quella dei DS nel 1999. Non mi interessa tanto il nome del partito, mi interessano di più i programmi, le idee guida e l'opportunità di contribuire al concreto realizzarsi di politiche da me guidicate rispondenti ad un indirizzo radicalsocialista. La forza dei numeri. Resta sul tavolo un fatto innegabile: alla Camera nelle politiche del 2001 DS e Margherita insieme presero il 31,1%, per un totale di 11.542.981 voti, alle Europee del 2004 Uniti nell'Ulivo prese il 31,1% -c'erano anche SDI e Repubblicani europei- con un calo di voti in termini assoluti; nel 2006 l'Ulivo prende il 31,2% con 11.928.362 voti. Dove andare e come andarci dipende anche dalla Legge elettorale –ci ricorderebbe un novello moderno Machiavelli-. E l'ultima Legge elettorale è uno schifo fenomenale, soprattutto rispetto ad alcune delle caratteristiche che dovrebbero fare del Partito Democratico un vero partito democratico. Partecipazione, semplificazione e programmi “Partecipazione” e “Semplificazione” sono due obiettivi strategici per il centro-sinistra, per riallacciarsi alla gente, per raccogliere idee e proposte, per aprire l'attività politica a nuove risorse umane. Ma il Partito Democratico non è l'unico strumento, e forse non è neppure il migliore se deve nascere da operazioni solo di vertice. Inoltre avrà -prima o poi- gli stessi difetti degli attuali partiti e forse oggi darebbe uno strappo troppo forte alle diverse culture riformiste presenti nella società italiana. L'iter costituente avviato presenta, fino ad ora almeno, poca adesione a modalità che dovrebbero essere il nucleo pulsante e forte del progetto PD stesso: dibattito, partecipazione, garanzie di rappresentanza per le minoranze interne, programmi partecipati, primarie. Tralascio le questioni più rilevanti: quali valori, quali programmi, quali priorità. Mi paiono titaniche e superiori alle mie possibilità di singolo. Sono solo consapevole che, se non saranno affrontate, potrebbe essere legittimo per chiunque arrivare a dire un giorno: “Hanno fatto il Partito Democratico. Ok! Ma così com'è per il Friuli, l'Italia e l'Europa non serve ad un fico secco”. Stefano Bulfone. www.sinistrafriuli.net
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