E DICONO CHE E' SOLO LINGUA...

Il linguaggio è quella pratica-esigenza che ci permette di dare un senso alla vita, all'esistenza (Heidegger, Gadamer).
E' anche quella cosa-attività che ci permette di conoscere e ricercare (Wittgenstein).
Il linguaggio ci permette di creare codici e sistemi interpretativi e conoscitivi. Il linguaggio è ciò che ci permette di sbagliare e di capire che lo stiamo facendo, e viceversa.
I sistemi e i codici più rigorosi (univoci) sono quelli che vengono prevalentemente utilizzati in campo scientifico.
Ma si tratta sempre di uno stratificarsi di linguaggi e gerghi in continua creazione e definizione.
Anche nei linguaggi delle tecniche e delle scienze si deve fare i conti con la realtà dell'irriducibilità del "soggetto" e del suo slancio creativo.
Anche nella ricerca scientifica si deve fare i conti con contraddizioni e complessità (Einstein e Maxwell).
Tutto ciò fra chi predica il rigore del metodo (nepositivisti) e chi predica la feconda anarchia del metodo (Feyerabend).

E' sufficiente questa introduzione -certamente generica- per comprendere quale importanza abbia per l'essere umano il linguaggio. E nella storia il linguaggio si è concretizzato in diverse lingue. Ogni lingua ha una sua struttura, una sua sintassi, una sua grammatica, un suo lessico, i suoi dialetti.

Se il linguaggio è ciò che permette al soggetto di vivere e significare la sua singola esistenza, allora in sintesi possiamo dire che ogni lingua è anche portatrice di un vivere e di un significare di tipo collettivo e comunitario. Ad ogni lingua corrisponde una certa sfumatura, un certo colore, una certa sonorità che caratterizzano e condiscono le Visioni del mondo e della realtà degli esseri umani.

E sono gli esseri umani che in quel dato tempo e in quel dato spazio utilizzano quella specifica e irriducibile lingua per significare e creare la propria personale e irriducibile Visione del mondo e della realtà. Volenti o nolenti siamo tutti dei soggetti creatori incompleti: da qui parte lo slancio, il disagio, l'azione e la riflessione… …la creazione infinita e incompleta.Creazione, se non altro, del nostro equilibrio psichico.

Il Friuli è un territorio in cui la varietà linguistica è alta e diffusa, ciò grazie alla posizione geoculturale della nostra terra. Qui infatti si incontrano e si intrecciano e si arricchiscono le tre principali famiglie linguistiche europee: germanica, slava, neolatina. E qui trova casa la più diffusa lingua ladinoalpina contemporanea: il Friulano.

Le sue radici affondano nel latino di Aquileia, si intrecciano con una prolungata presenza longobarda, si mescolano col Veneto e col Tedesco, si arricchiscono del vicino Sloveno e dei suoi dialetti.

Se in un fazzoletto di terra si può trovare un ricchissimo compendio di paesaggi, di habitat, di ecosistemi, ancor più interessante e peculiare risulta che su questo stesso territorio insiste una realtà culturale e linguistica come quella friulana.

Una realtà che non sarebbe più tale se non registrasse la presenza di minoranze culturali e linguistiche entro la minoranza friulana. Sì, quella friulana è una realtà linguistica minoritaria rispetto all'Italiano, al Tedesco e allo Sloveno.

Ma questa "minoranza" concentrata in questo territorio e allo stesso tempo per i suoi 2/3 globale (i nostri emigranti in giro per il mondo) cova e alleva e deve preservare le culture, le lingue e i dialetti ancor più minoritari: lo sloveno della Benecjia, il Resiano, i dialetti veneti della bassa, il Carnico, il crogiuolo del tarvisiano e via dicendo.

Perché allora bisogna garantire a chi vuole farlo di studiare e conoscere il Friulano? Forse perché è scritto nella Costituzione italiana? Sappiamo che non basta, e sarebbe riduttivo, vista la stessa introduzione di questo articolo.

Quanto gli italiani hanno dovuto aspettare le regioni ordinarie, previste fin dal 1948 dalla Costituzione ( e noi in mezzo con il Friuli-Venezia Giulia, "ultima delle regioni speciali e prima fra quelle ordinarie")? Ecco, solo con gli anni '90 si è arrivati finalmente ad una legge che si occupasse positivamente dello Sloveno e del Friulano.

E dietro c'è una battaglia politica e parlamentare retta con decisione e caparbietà dal centro-sinistra. Infatti dietro a certe cose c'è sempre chi deve battagliare, motivare, elaborare, diffondere, far capire ed ascoltare. Perché dunque aiutare il Friulano? Il motivo non è "solo" legato al diritto.

Vi sono cause più "economiche", più "pragmatiche", più "utilitaristiche". Il motivo è che per le persone che vivono e vivranno in Friuli la compresenza di questa multiculturalità e di questa varietà paesaggistica e microclimatica si tradurrà sempre più in un investimento a lungo termine. In primo luogo di tipo psicologico-esistenziale: una via per rendere più umana e accettabile la globalizzazione!

In secondo luogo di tipo economico e sociale. Dal turismo culturale e linguisticoscientifico all'esportazione di un modello di convivenza e apertura e rispetto per le minoranze. Dalla sempre più accresciuta capacità del Friuli di essere il ponte (non solo geografico) fra l'Europa del Mediterraneo e quella dell'Est e del CentroNord, un ponte culturale. Dalla consapevolezza che la cultura, gli stili di vita, le politiche per l'istruzione e la formazione più sono incentrati su precetti "liberali" e di apertura, più preservano l'identità di un popolo e di un territorio e si garantiscono il futuro.

Infatti le lingue -come le culture, le mentalità, le abitudini- non sono eterne ma, reggendosi sulle gambe e sui cervelli degli uomini, sono soggette alla storia, al divenire. Quindi mutano, certo a diverse velocità, ma mutano sempre. Da queste poche e sintetiche considerazioni -speriamo spunti per altri- c'è solo una affermazione sicura: diffidate di chi dice che in fin dei conti si tratta solo di una lingua, quel "solo" è truffaldino.

Ma affinché il circolo virtuoso prenda avvio bisogna elaborare e attuare certe azioni, ad un livello che può essere solo quello della politica. E le scelte sono varie e tante. Si può essere friulanisti a parole e nei fatti… …e sbagliare tutto e sprecare risorse!

Non basta l'insegnamento del friulano, bisogna anche studiare e fare ricerca sulla cultura materiale, sulla storia locale rispetto alle tantissime ottiche possibili: il paesaggio, le tecniche produttive, gli usi, le credenze e via dicendo. Ancor più utile la storia del sistema produttivo e delle agenzie e istituzioni per la ricerca, delle imprese, dell'artigianato, delle cooperative e dei sindacati, perché ogni politica di sviluppo e progresso deve partire da una prospettiva diacronica (Sylos Labini).

Un esempio concreto per chiudere: è utile far tradurre -di solito al 50% dall'inglese ormai- articoli e saggi in friulano (magari di ingegneria e di biologia)? Ma lasciamoli in inglese e speriamo, dico speriamo, che siano seri e scritti bene!

Sarebbe invece certamente più lungimirante e utile un grande programma editoriale pubblico-privato che immettesse sul mercato internazionale traduzioni in inglese, spagnolo e francese di testi di argomento storico, geografico, antropologico e letterario riguardanti il Friuli. E fra i testi, per quelli in lingua friulana -di solito per lo più di letteratura-, anche lo scritto a fronte in friulano.

Questa sarebbe promozione e elaborazione di una identità complessa come quella friulana, che per capire la propria specificità ha necessario e assoluto bisogno di aprirsi all'"altro", quindi di comunicare e farsi capire dall'"altro". E già da qui -per quanto koi(o)né- si capisce perché non si possa fare a meno di una koiné per i rapporti con le altre culture.

 

Stefano Bulfone