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SOCIALISMO IN FRIULI, IN ITALIA, IN EUROPA
La “questione socialista” in Italia non è argomento esclusivamente per politologi o addetti ai lavori, anzi. E non è argomento che investe esclusivamente lo SDI o altre realtà nate dal PSI o dal PSDI, ma neppure esclusivamente i Democratici di Sinistra – PSE e tutti i circoli culturali o le fondazioni che vivono entro i confini del pensiero socialista. E' una questione fra quelle essenziali per il presente e il futuro del nostro sistema democratico, ancor più alla luce delle tensioni istituzionali e dei conflitti fra poteri dello stato che in questi ultimi anni surriscaldano il sistema. In tutte le grandi democrazie dell'Europa da più di mezzo secolo si alternano alla guida dei diversi paesi –con eccezioni cronologiche per alcuni stati, fra cui anche l'Italia- partiti conservatori di ispirazione confessionale (più o meno marcata e palesata) e partiti socialisti o socialdemocratici. Vi erano e sono anche altre formazioni liberali, comuniste, ecologiste, nazionaliste, para o post fasciste, populiste, di estrema destra e di estrema sinistra; ma i poli del confronto politico e delle possibili alternanze sono sempre stati le due realtà conservatrice-confessionale e socialdemocratica-socialista. La grande anomalia era data dall'Italia, realtà in cui per tutto il secondo dopoguerra è stato presente e ha operato il più grande partito comunista dell'Occidente –schiacciante per molti decenni per consensi rispetto a PSI e PSDI- e paese in cui la democrazia per circa mezzo secolo è rimasta monca in quanto non ha prodotto una alternanza, bensì un modificarsi delle alleanze di governo attorno alla DC, la balena bianca sempre presente al governo e mai all'opposizione. Dopo il crollo (meglio dire il collasso) dei regimi comunisti di URSS e satelliti, dopo il passaggio repentino da un equilibrio mondiale bipolare ad una condizione di instabilità con la presenza di una unica grande potenza e di tre realtà al guado –o perché in ascesa o perché in declino- come la Cina, la Russia-CSI e l'Unione Europea, dopo lo scandalo di tangentopoli e la deflagrazione delle sigle politiche affermatesi in Italia dal 1945-1948, il nostro paese eredita una “questione socialista” che richiede una soluzione. La soluzione deve coinvolgere contemporaneamente tre livelli: culturale, politico e partitico. La “questione socialista” oggi riguarda il Socialismo per il XXI secolo, socialismo che come corrente di azioni e pensieri culturali, politici, filosofici, socioeconomici non è stato esclusivamente marxismo o comunismo, anzi. Socialismo è stato tradizione laica capace nelle sue realtà più feconde di confrontarsi costantemente con altre tradizioni e altri pensieri, nati prima e nati dopo; capace di riflettere sulla centralità del rapporto tra economico e sociale e declinare la riflessione per trasformarla in una prassi politica concretamente data, il cui frutto migliore è proprio il modello sociale europeo, diverso sia da quello degli USA sia da quello sovietico. Il compito dunque è arduo e difficile, in quanto la “questione socialista” italiana si colloca in un periodo di elaborazione per tutti i partiti socialisti europei aderenti al PSE, impegnati a costruire “nuove vie” o “terze vie” per un progetto politico e culturale che coniughi giustizia, libertà, pace, sviluppo, cittadinanza, eguaglianza; il tutto cercando di parlare e tessere alleanze con gli altri riformismi di matrice non socialista. In Italia quindi nulla risolverebbe un semplice e pur giusto e necessario appello al PSE; ma questo periodo di rielaborazione e ricerca di nuovi orizzonti non significa –sia a livello europeo sia a livello italiano- dover rinunciare a definirsi forze o partiti “socialisti”. In Europa e in Italia non può mancare una forza politica che non si richiami esplicitamente al socialismo. Questo non è in contraddizione con una linea strategica Ulivista, di liste Riformiste unitarie per le prossime europee, di una strategia alla Intesa democratica. In questi progetti è essenziale e caratterizzante una forte colonna portante socialista europeista. Senza di questa colonna i progetti di alleanze riformiste si arenano e non possono essere convincenti e per questo vincenti. Proprio perché il Socialismo di un Rosselli, di un Brandt, di un Bernstein, di un Capitini, di un Berneri, di un Saragat è la linea vitale per l'oggi di una tradizione-innovazione, quella socialista nel suo insieme, che ha portato alla ribalta della storia il rapporto-conflitto fra capitale e lavoro –certo a volte con errori e ripensamenti-; un rapporto-conflitto che ha caratterizzato la nascita delle democrazie moderne, che ha fecondato e corretto il capitalismo nei suoi aspetti più beceri e odiosi, preservandone quelli positivi. Che ha insomma contribuito a creare l'Europa dello stato sociale e della redistribuzione della ricchezza e del benessere. Per costruire un percorso politico positivo e costruttivo per tutti i socialisti italiani vi sono alcuni punti non trascurabili che potrebbero essere la base di partenza comune: Socialismo nel 2003 significa confrontarsi con un progetto politico che ha a che fare -nella pratica e non solo nella sfera dell'ideale- con riformismo, sviluppo eco e sociocompatibile, innovazione, laicismo, giustizia sociale, pari opportunità, qualità della vita, cittadinanza, diritti, pace, responsabilità individuale e collettiva, ambiente, libertà, globalizzazione, partecipazione, multiculturalità, identità. Socialismo oggi in primo luogo significa partire dall'idea fondante che l'uomo non può essere letto solo come “uomo economico” –sia che lo si faccia in termini reazionari, conservatori, riformisti o rivoluzionari-, bensì come “uomo complesso e sociale” inserito nel divenire storico. Giddens ha declinato una “terza via” per contrastare il neoliberismo e superare certe rigidità della vecchia socialdemocrazia: “costruzione di una società che premi l'innovazione e il dinamismo senza escludere gli strati sociali più deboli, uguaglianza, sostegno agli svantaggiati, libertà come autonomia, nessun diritto senza responsabilità, nessuna autorità senza democrazia, pluralismo cosmopolita”. Ma questo non è altro che un discorso più che in linea col Socialismo per il XXI secolo. Ogni progetto per il Socialismo oggi in Italia deve essere un progetto socialdemocratico, liberalsocialista, radicalsocialista. La base di uno sviluppo per una politica socialista coincide inevitabilmente –direi a livello valoriale- con un substrato democratico quindi anche liberale (che non vuol dire liberista). Ogni Socialismo può essere solo che europeista. Per una Europa dei popoli, delle comunità, dei cittadini. Ogni progetto realmente socialista oggi si colloca in questa sequenza: ITALIA/ULIVO-CENTROSINISTRA; EUROPA/PSE. Ciò che è al di fuori è certamente legittimo, ma non è socialista. La questione socialista in Italia non è riducibile e non si identifica con le vicende umana, politica e giudiziaria di Bettino Craxi. Il “Craxismo” è stata una fase della storia del PSI. Per alcuni positiva, per altri negativa. Per alcuni liquidata a ragione tramite i processi, per altri a torto tramite la via giudiziaria. Il caso Craxi ha a che fare col passato, noi dobbiamo costruire il Socialismo della giustizia e della libertà, come pratica politica e come tensione ideale, per l'oggi e per il futuro. La storia del caso Craxi non può essere il punto nodale per il percorso del Socialismo italiano del XXI secolo. Ogni progetto per il Socialismo oggi in Italia deve necessariamente partire dal coinvolgimento dei Democratici di Sinistra. Una forza politica aderente al PSE, nata dalla confluenza di più culture ed esperienze politiche riformiste e di sinistra (repubblicani di sinistra, laburisti, cristiano sociali, socialisti) fra cui anche il PDS. Partito che nasce dalla storia del PCI, che si è evoluto lungo una linea che da decenni aveva portato il PCI ad una posizione di autonomia e differenziazione rispetto al comunismo sovietico. Partito che nasce con una frattura del PCI che ha portato anche alla nascita di Rifondazione Comunista. Partito –il PDS- che è confluito nel progetto DS-PSE come una componente cofondatrice. Ultimo, ma non per importanza. Il nuovo, rinnovato ed essenziale discorso socialista coinvolge altri temi centrali: il rapporto tra locale e globale; l'umanizzazione della globalizzazione; il rapporto tra le identità culturali e linguistiche storiche di un territorio (per il Friuli friulana, italiana, slava, tedesca, veneta), quelle delle nuove migrazioni, quelle standardizzanti della globalizzazione; la valorizzazione delle tradizioni locali di autonomia e di buongoverno al servizio dei cittadini; il superamento del burocratismo e del centralismo statali; la territorializzazione della democrazia. In altri termini il Socialismo –alfiere da sempre di chi è svantaggiato perché minoranza rispetto ad una maggioranza- si confronta con gli autonomismi dei territori e delle popolazioni per declinare politiche autonomiste riformiste che siano lontane dalla xenofobia e dal razzismo. Si veda su questo www.sinistrafriuli.net Tutto ciò è costantemente all'ordine del giorno della nostra agenda politica. Cerchiamo compagni di strada. Stefano Bulfone. |