Tra Convergenza per Cecotti (e per il Friuli?)
e l'Ulivo (e Intesa Democratica?):IL CASO UDINE NELLE ULTIME EUROPEE.
di Stefano Bulfone.
(Pubblicato su IL NUOVO del 2 giugno 2004).In Friuli-Venezia Giulia la Lista unitaria dell'Ulivo raggiunge il 30,17 per cento. Circa un punto in percentuale in meno rispetto alla media nazionale del 31,1 per cento. Circa due punti e mezzo per cento in meno rispetto alla media del Nord-Est (in cui rientra l'Emilia-Romagna, che influisce per innalzare la media della Circoscrizione). Come sempre bisognerebbe vedere i voti in assoluto ed effettivi per capire il trend di partito e di coalizione, e li vedremo su un caso particolare.
In Provincia di Udine la lista unitaria non raggiunge il 30 per cento, attestandosi sul 29,4 per cento.
Quasi tutti gli analisti e i commentatori politici locali hanno registrato una “anomalia” rispetto ad un complessivo risultato provinciale di Udine che non coincide con le aspettative delle quattro forze politiche che hanno dato vita alla lista unitaria nel centrosinistra.
L'anomalia è rappresentata dalla città di Udine, la capitale del Friuli ha dato infatti alla lista Uniti nell'Ulivo un consenso del 35,02 per cento, sfiorando un 4% in più rispetto alla media nazionale, sfiorando un 5% in più rispetto alla media regionale, un 5,5% in più rispetto alla provincia di Udine. Non sono dati irrilevanti, soprattutto quest'ultimo in quanto ci interessa in modo specifico per il nostro ragionamento.
In Friuli-Venezia Giulia per il centrosinistra e per chi ritiene che sia necessario creare una alternativa di governo rispetto alle politiche della Casa delle Libertà, risulta politicamente necessario soffermarsi sul caso Udine. E per il caso Udine è impossibile azzardare una analisi convincente senza incrociare i risultati delle precedenti Europee con le Politiche e le Amministrative più vicine cronologicamente. Questo perché è sul fronte delle Regionali e delle Comunali del 2003 che noi abbiamo in mano un quadro politico analogo a quello creatosi nelle Europee di quest'anno.
Osserviamo i voti delle forze politiche di Uniti nell'Ulivo in termini assoluti, nella città di Udine.
Liste |
Europee‘99 |
Politiche ‘01 |
Regionali ‘03 |
Comunali ‘03 |
Europee ‘04 |
AREA Margherita-Sdi |
Democratici, PPI, SDI. 6.924 voti 12,9% |
Margherita, Il Girasole. 14.435 voti 22,02% |
Democrazia è Libertà – M. 4.042 voti 11,35% |
Insieme per Udine 3.820 voti 8,84% |
|
DS |
6.553 voti 12,4% |
6.403 voti 9,77% |
5.853 voti 16,43% |
Sinistra per il Friuli 6.646 15,38% |
|
Uniti nell'ULIVO |
18.600 voti 35,02% |
Dalla tabella si evincono molti elementi.
Scorporando l'effetto Rutelli del 2001, soppesando le Europee del 1999, possiamo dire che nel 2003-2004 Ds, Margherita e SDI esprimono in città una media di circa 10.000 voti. Alcuni fattori per capire le Europee 2004 a livello nazionale sono importanti: questione Iraq, effetto Prodi, consenso per lista unitaria, presenza di candidati trainanti (per noi la Gruber, ma anche Pegorer per alcuni aspetti), affermazione della lista unitaria soprattutto nelle città. Ma non possono da soli spiegare 8.600 voti in più nella città di Udine. Potremmo solo azzardare qualche stima e ipotizzare che sono rientrati alcuni elettori già di area. Quanti? La media tra i dati 1999 e 2001, tarandoli su alcune considerazioni di quadro politico del periodo, potrebbe portarci ad una valutazione che si aggira sui 3.500-4.000 voti di area rientrati (recupero dell'astensione non storica).
Ma dicevamo che è una stima difficoltosa. E mancano all'appello comunque circa 4.600 voti.
Questi voti per la lista ulivista non provengono dall'area di centro-destra, come configuratasi in città nel 2003, se è vero che FI, AN e Lega Nord nelle Europee 2004 recuperano a Udine complessivamente 6.667 voti, e parliamo delle regionali 2003, il recupero è più forte se confrontiamo con le comunali. Non provengono neppure dall'elettorato di altre liste del centro-sinistra e aderenti ad Intesa democratica: i Verdi reggono, Rifondazione comunista cresce di circa 1000 voti. I flussi di scambio ci sono sempre, se si equivalgono alla fine divengono fattore non essenziale.
In sintesi il dato rilevante è che il Friuli di Udine e Pordenone non premia la lista unitaria dell'Ulivo, la città di Udine sì, e abbiamo visto che questo dipende anche da fattori diversi da quelli che possono essere validi per un ragionamento a livello nazionale.
A questo punto si possono porre sul tavolo alcune questioni:
Udine è la base, la roccaforte di Cecotti ed è il trampolino di Convergenza per il Friuli.
Cecotti quale alleato leale, e sicuramente non egemonizzato o succube, del centrosinistra ha pubblicamente dato un segnale preciso per le Europee: un voto per Pegorer, unico candidato del Friuli nella lista unitaria dell'Ulivo. E' quasi certo che 4.000-4.500 voti all'Ulivo in città a Udine nascono dall'alleanza con Cecotti e dal prestigio che ha raccolto con il suo primo mandato e con l'attuale secondo, come alleato del centrosinistra.
Il problema essenziale per Cecotti e i suoi è riuscire a trasformare un movimento in una struttura politica stabile e radicata sul territorio regionale; se Convergenza per Cecotti esiste come forza udinese, Convergenza per il Friuli è in via di costruzione essenzialmente in Provincia di Udine, con alti e bassi.
In Intesa Democratica vi sono liste civiche (espressione di interessi e gruppi vari) che hanno aderito alla candidatura Illy, ma non sono ancora strategicamente legate al centrosinistra.
Le forze della sinistra di governo, riformista, socialista a Udine hanno sperimentato che una alleanza fondata su obiettivi comuni, su elementi strategici condivisi, con l'autonomismo friulano non leghista e riformista (di cui Cecotti è l'attuale leader) è premiante e produce effetti complementari in termini di risultati elettorali.
Tutto ciò viene posto in rapporto con la precedente analisi (certo opinabile in quanto tale) del voto del giugno 2004. Ma dall'esperienza di Udine non nasce un puro e semplice ragionamento di tipo elettoralistico, anzi.
Gli aspetti più rilevanti (di programma, di obiettivi, di prospettiva, di strategia) sono alla fine altri:
Intesa Democratica deve dare delle risposte ai cittadini e agli abitanti di questa regione.
Tra le molte questioni scottanti (sanità, innovazione, sviluppo, formazione) c'è anche quella del nuovo Statuto e di una risposta convincente al riconoscimento e alla valorizzazione della policentricità culturale, economica, linguistica regionale che vede due fulcri polarizzanti Trieste e il Friuli. Non è una questione campanilistica (chi afferma ciò non ne ha capito nulla) e soprattutto non può trovare soluzione in termini di politiche campanilistiche.
Per attuare progetti e programmi è necessario governare (a monte vincere le elezioni). In Friuli fare questo in modo convincente e vincente significa costruire, rafforzare e mantenere una alleanza strategica con tutte le forze alternative al Centro-destra, in primis l'autonomismo friulanista riformista.
Tra la sinistra friulana riformista e socialista e Convergenza per il Friuli c'è ampio spazio per rafforzare l'alleanza politica, e questo potrebbe avere effetti positivi anche per risolvere alcune tensioni tra Cecotti ed Illy. Si parla di Convergenza per il Friuli perché è con il rapporto/dialogo tra partiti e forze politiche che si possono smorzare conflittualità e incomprensioni e divergenze che divengono a volte questioni personali.
Il percorso che ha portato i DS a presentarsi nel 2003 ai cittadini udinesi con la lista Sinistra per il Friuli nasce in parte per motivi legati alla formazione di Intesa Democratica e alla candidatura di Illy, in parte da più lontano, nasce dal 2001 e da tutto il lavoro di riflessione politica, di battaglia congressuale, di proposta e di programma legati al documento “Una Sinistra per il Friuli” (tutti i materiali sono visionabili su www.sinistrafriuli.net).
La Casa delle Libertà è in realtà ancora potenzialmente maggioritaria nella nostra regione. Diventa minoritaria se ai cittadini del Friuli-Venezia Giulia vengono presentati progetti politici come quelli elaborati attorno alle candidature di Cecotti e di Illy.
Ma accanto ai buoni programmi e ai leader carismatici ci vogliono anche i partiti e i movimenti con un minimo di strutturazione e di radicamento nel territorio, è cosa che stiamo sperimentando qui in Regione quasi quotidianamente.
Le funzioni dei leader, dei programmi e dei partiti sono complementari, se manca un tassello iniziano i guai, se si trascura un aspetto rischia di crollare tutto o di incepparsi tutto.
E' allora forse cominciato il tempo di pensare per la Provincia di Udine e in prospettiva per tutto il Friuli ad un “luogo politico” in cui tutte le forze del centro-sinistra, uliviste e non, e gli alleati postautonomisti e anticentralisti , possano parlarsi, confrontarsi, costruire una strategia futura ben condivisa ed elaborata per tutto il Friuli?
Convergenza per il Friuli, tramite il suo leader Cecotti, ha dato molte volte un segnale netto “mai dove c'è AN”; l'amministrazione del Cecotti bis si distingue per continuità amministrativa da un lato e per iniezioni di forze e idee fresche dall'altro; esistono priorità e obiettivi condivisi su più livelli istituzionali.
Sì, è tempo di iniziare a pensare e a proporre la costruzione di quel “luogo politico”, che non può essere “solo” una associazione o un circolo di proposta e analisi politica, se non in una primissima battuta e per un tempo limitato e definito. Deve essere un luogo in cui tutti gli attori di cui abbiamo parlato (le forze del centro-sinistra e Convergenza per il Friuli in primis) possano coagulare una coalizione che delle rispettive identità politiche faccia un valore aggiunto in termini programmatici, di risorse umane, di radicamento nel territorio, ed infine –aspetto necessario ma non sufficiente- in termini di consenso elettorale.
Le responsabilità in tal senso sono in massima parte di coloro che rappresentano a livello udinese e provinciale i partiti e i movimenti in gioco, nonché di chi in Regione porta la voce di questi territori sotto le bandiere del centro-sinistra.
Responsabilità verso i cittadini che hanno dato fiducia col voto del 2003 sia a Udine sia in Regione.
Lignano 18 giugno 2004.
STOP.