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PER UNA VOLTA CHE ACCENDO LA TV... ...CONSIDERAZIONI SULLA BANDIERA Mercoledì 5 marzo 2003 in concomitanza di molti altri eventi Mario Capanna e Marcello Veneziani sono apparsi come opinionisti su una delle reti RAI. Capanna per sostenere le manifestazioni e i digiuni per la pace e contro la guerra e Veneziani per sottolinearne l’assoluta inefficacia e inutilità. Entrambi, evidentemente, dicevano di essere contrari alla guerra. Entrambi si portavano dietro (dentro, sopra, fate voi) decenni di militanza politica e culturale in due campi radicalmente opposti. Capanna nella sinistra più a sinistra, Veneziani a destra ma a destra. Se devo essere sincero non mi convincevano entrambi, mi trovavo a tratti più d’accordo con Capanna, ma anche Veneziani diceva alcune cose innegabili, entrambi però affermavano anche delle cose su cui per me era lecito e giusto dissentire. Siccome poi sono fatto come son fatto, e mi tocca come si dice sfogarmi, buttar fuori quel che macino dentro, ecco che mi sono ritrovato a scrivere quei pensieri e quelle considerazioni nati in concomitanza con la trasmissione e nelle ore seguenti. So che scontenterò molti, amen. BUONISMO: Ebbene sì. Pur cercando di motivare le sue affermazioni, la sua adesione alle manifestazioni per la pace e al digiuno, pur marcando la sua distanza dal Papa e dalla Chiesa, Capanna ha fatto (o Veneziani gli ha fatto fare) la figura dell’ingenuo buonista ad oltranza. Di per sè la cosa a livello di tendenza e di ispirazione valoriale va bene. Ma il buonista a lungo andare nausea, ti fa sentire a disagio, ti lascia in bocca un che di artefatto. Insomma, il semplice appello alla bontà e alla pace di per sè non può funzionare, almeno alla luce di una visione della vita che vede gli uomini né buoni né cattivi per natura, ma li vede dotati di capacità razionali e sociali tali da poter incanalare le tensioni e i conflitti violenti, consci o inconsci, lungo vie non distruttive e rovinose. In sintesi: bisogna cercare soluzioni ai problemi preventivamente e cercare di evitare le strade che portano all’acuirsi delle tensioni e degli odi. Ed è un lavoro sia locale che globale, sia materiale che psichico-mentale. Non facile, e di certo non praticabile in breve tempo. Sia veneziani sia Capanna non hanno parlato di questo. ATTUALISMO: Ancora Capanna. Sprizzava troppa gioia e troppo godimento per le masse in piazza. Insomma forse era più contento che fossero scese nelle piazze e nelle strade (o avessero digiunato o appeso le bandiere al balcone) decine di migliaia, milioni di persone, rispetto ai motivi e ai possibili risultati. Secondo me quella contentezza e quella gioia andrebbero riservate al momento in cui tutti saremo sicuri che non ci sarà questa ennesima guerra. In più se la guerra ci sarà, sarà la dimostrazione che nel nostro mondo attuale anche minoranze attive di svariati milioni di persone non sono sufficienti per incidere effettivamente su un episodio del corso della storia, e questo sinceramente mi lascerebbe molto amaro in bocca e una cappa di impotenza psicologica non indifferente. In definitiva mi sembrava che Capanna peccasse di attualismo (forse anche gentiliano –così magari se legge questo pezzo si arrabbia-) mescolato al latino Carpe Diem. TEMPISMO: Di contro Veneziani aveva ragione su una cosa, anche se questa cosa si rivolge contro la parte politica di cui è –pur mascherandolo a volte con un criticismo retorico e furbetto- organico. I tempi e i modi. Non bastano le manifestazioni e le bandiere ai balconi. La pace è da costruire giorno per giorno e quotidianamente. Se questo è vero, allora tutti i cittadini quando esplicano i loro doveri col voto devono preventivamente decidere, alla luce del valore PACE, se daranno le leve del potere, col loro consenso, a chi vede la pace come una priorità innegabile o a chi dice che sì, si deve perseguire la pace, ma... Infatti solo così avremo una diplomazia, un governo, dei ministri, dei gruppi di pressione forti che spingono verso la pace. E non si tratta di ipotesi, qua non passa ormai legislatura che il parlamento non debba affrontare una questione guerra. Insomma, alla fine può anche risultare indifferente che partito votate, ma almeno scegliete il candidato che dia più garanzie su questi aspetti. Un industriale bellico, un commerciante d’armi, oppure uno che è capace di vendere sua madre per denaro non fornisce grandi garanzie, pur potendo essere per altri aspetti signore educato e rispettabilissimo, anche di buon gusto. CITAZIONI E STORIA: Capanna ha citato il Vietnam come esempio in cui l’opinione pubblica ha bloccato una guerra. E’ caduto ancora in quella che è una semplificazione con aura mitica. E Veneziani, con il suo stile a volte squallido, è riuscito a contestare la cosa ben facilmente. Forse sarebbe stato meglio citare la più grande vittoria nonviolenta, l’indipendenza indiana. Indipendenza che sicuramente ha avuto il suo sangue e i suoi morti –pochissimi rispetto ai milioni di individui coinvolti-, ma che non si è trasformata in una guerra aperta e sanguinosissima grazie a Gandhi e ai suoi amici e seguaci. Ma v’erano molti altri casi da citare in cui le pratiche di lotta nonviolenta hanno portato alla soluzione o all’avvio delle soluzioni per piccoli e grandi problemi. POTERE: Ogni parola di Veneziani denunciava l’idea di fondo antidemocratica, elitista, reazionaria e anche mitica che il pensatore di estrema destra si porta dentro. Il consenso, la cittadinanza, l’essenza della democrazia, la delega valgono poco o nulla. Esistono gruppetti e singoli che detengono il potere decisionale e le leve. E questo potere cambia solo gestore, questo potere esiste come un totem metafisico e astorico. Come se una società e uno stato (e i relativi luoghi di potere) si fondassero da sè e non fossero invece una realtà soggetta al divenire storico, soggetta al cambiamento e come tali anche al collasso, al declino, alla fine, essenzialmente proprio in misura al consenso accordatogli dalle singole persone, quotidianamente. D’altro canto Capanna dimostrava una certa idealistica ingenuità sul fatto che i meccanismi che regolano il consenso possano essere efficacemente sensibili rispetto a repentini e contingenti cambiamenti. Speriamo invece nell’ONU e nel tempo da guadagnare giorno per giorno. BANDIERA: Ragione aveva Capanna a difendere la bandiera arcobaleno, come bandiera che ha valori simbolici forti e dimensione internazionale, oltre che una storia. Veneziani invece ha dimostrato di avere sugli occhi la mortadella paranazionalistica, per cui una bandiera può essere portatrice di storia e tradizioni e valori solo se fa riferimento ad una realtà statuale o ad un movimento-ideologia che ad un certo momento della storia ha tenuto le redini di uno stato. A Veneziani bisognava dire che qualcuno il tricolore l’ha inventato e che non è esistito da sempre, come bisognava dire, ad esempio, che i simboli e la bandiera dell’Impero asburgico ormai hanno senso emotivo-sociale solo per sparute minoranze nostalgiche, oppure che i simboli di Roma imperiale ormai vanno bene per le figurine o per i soliti nostalgici. E rimanendo sulla bandiera arcobaleno, questo 2003 sarà una tappa di consolidamento e di rafforzamento della sua storia come simbolo di PACE e CONVIVENZA NELLA DIVERSITA’. PICCOLO EPISODIO: Un piccolo episodio. Mio fratello ha 14 anni e ha voluto mettere la bandiera al balcone. Ha trovato in cantina una bandiera arcobaleno (era di un gruppo culturale attivo nel nostro quartiere soprattutto negli anni Ottanta) e l’ha appesa. Solo che questa bandiera non ha la scritta pace, mia madre ha fatto notare la cosa a mio fratello e lui, giustamente, ha detto che va bene egualmente. Già, dal 2003 per tutti ormai la bandiera arcobaleno sarà il simbolo della pace, anche se non avrà la scritta PACE sopra. Alla faccia di Veneziani. E sempre alla faccia di Veneziani e di altri, i miti e le tradizioni nascono, crescono, ristagnano, rimpiccioliscono, muoiono o vanno nel dimenticatoio, il tutto senza seguire lo schema biologico della nascita/crescita/morte (perché è tempo di perdere il vizio di applicare gli schemi della vita, magari anche umana, a cose che sono altro). TV: E alla fine che dire. Forse questo scritto verrà pubblicato in un settimanale regionale di una piccola regione d’Italia. Ma a fronte del potere mediatico della televisione è in pratica nulla. Tra Capanna e Veneziani io non mi sentivo rappresentato... ...una voce zittita tra le tante, neanche zittita, semplicemente mediaticamente inesistente. Cordialmente amaro, Stefano Bulfone. www.sinistrafriuli.net. |