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ALLA FINE
CI CONVINCE...
Ormai iniziamo
tutti ad apprezzare alcune qualità di Riccardo Illy.
Fra queste la puntualità e la precisione con cui interviene, una volta
chiamato in causa rispetto a varie questioni su cui deve porre attenzione.
Si tratta per lui di un dovere in quanto Illy è chiamato in causa in qualità
di candidato presidente per ill centro sinistra alle prossime elezioni
regionali del giugno 2003, e i cittadini hanno il diritto di conoscere
il candidato e di sapere cosa pensa e propone insieme alla coalizione
dei partiti che lo sostengono.
Egli è intervenuto spesso e di recente anche sui temi legati alla questione
del rapporto tra il Friuli e Trieste. Molti esponenti autorevoli del mondo
autonomista friulano (estremamente variegato e variamente spalmato nei
diversi schieramenti politici) lo avevano stimolato e pungolato in tal
senso, anche criticato.
Alla fine abbiamo capito che per Illy l'approccio essenziale rispetto
alla questione "riforma dell'assetto istituzionale regionale" è la volontà
espressa dal basso, dalle popolazioni, dai cittadini, dagli amministratori
locali.
Lodevole espressione di democraticità istituzionale.
Per lui le ipotesi della provincia autonoma di Trieste, di un coordinamento
delle tre province friulane, di una maxiprovincia del Friuli, di una Città
metropolitana per Trieste sono tutte per ora impraticabili perché verrebbero
imposte dall'alto come una ingegneria istituzionale scarsamente sentita
dai cittadini. In realtà alcune di queste ipotesi sono impraticabili per
nodi costituzionali non indifferenti.
Il punto
centrale è però un altro.
Una riforma della regione in senso federalista per un nuovo patto fondante
e di coabitazione che soddisfi i due poli territoriali essenziali (Trieste
e Friuli) è all'ordine del giorno dell'agenda politica ed è cosa sentita,
basti pensare alle raccolte di firme su iniziative di stampo friulanista
e triestino degli ultimi anni, si tratta di decine e decine di migliaia
di firme raccolte trasversalmente rispetto agli schieramenti politici
nazionali. Insomma, i cittadini sono stufi di una regione vecchia, immobile,
costosa e stantia. E sentono che una delle cause di tutto ciò è l'irrisolto
e incancrenito nodo del rapporto Friuli-Trieste. Illy si appella sia alla
Costituzione sia alla Legge 3/93. E fa indubbiamente bene. Infatti leggendo
le modifiche apportate nel 2001 al Titolo V della Costituzione -modifiche
attuate con al governo il centrosinistra- si deduce chiaramente che gli
enti locali (Regioni, Città metropolitane, Comuni e Province) hanno visto
rafforzate le loro autonomie, sia per compiti e funzioni (ciò che possono
fare), sia per margini di azione rispetto alle modalità (come lo devono
fare).
Per il discorso che fa Illy sul rapporto Friuli-Trieste a noi interessano
Comuni e Province, per ora. In tal senso i Comuni e le Province possono
agire con molta autonomia anche sul piano delle culture, delle lingue,
delle tradizioni, degli aspetti identitari a livello "materiale e immateriale".
Cosa utilissima in tempi di globalizzazione e crisi delle identità collettive.
Infatti,
come si legge nel documento promosso da SDI, DS e PdCI della provincia
di Udine -"Una Sinistra per il Friuli", 2001-, le identità, le culture,
le lingue locali servono per "umanizzare la globalizzazione". I Comuni
e le Province possono promuovere quindi iniziative politiche e amministrative
per salvaguardare, sostenere, rinnovare le culture e le identità della
nostra regione e far vivere loro la modernità. Inoltre possono creare
dei comprensori, delle unioni, dei coordinamenti fra essi alla luce di
questi temi e di queste esigenze di tipo identitario e culturale. In primis,
per la forza dei fatti, pensiamo tutti alla realtà friulana e a quella
slovena.
Ora a noi come cittadini di questa regione e come Autonomisti, Radicali,
Ambientalisti e Socialisti questa prospettiva piace.
E' istituzionale e rivoluzionaria insieme.
Infatti i Comuni che si sentono e si percepiscono ancora friulani -a prescindere
che si trovino in provincia di Gorizia, di Pordenone o di Udine- inizieranno
ad operare con azioni politiche e amministrative sul piano culturale e
identitario per preservare, far evolvere e valorizzare questa identità.
E rispetto alle proposte di Illy avranno non solo le possibilità istituzionali,
ma anche le basi economiche per far questo.
Quindi tutti gli autonomisti, del Friuli nel nostro caso, dovrebbero a
parer nostro salutare con buoni auspici la prospettiva riformista di Illy
sul fronte istituzionale a livello regionale. La prospettiva di Illy infatti
apre lo spazio per una nuova battaglia culturale per tutto il Friuli.
La sfida -come sempre- è culturale, e a cascata le vittorie culturali
diventeranno per forza di cose anche vittorie politiche, istituzionali,
amministrative.
Per tutti
i cittadini di questa regione. La valorizzazione del Friuli non viene
imposta, il bello è che sta nascendo dal basso già oggi, anzi già da ieri.
La riforma di Illy allora darà risposta a questa esigenza dal basso, lo
dice e lo scrive lui. Noi gli crediamo.
Stefano Bulfone
Direzione provinciale DS Udine.
Presidente del Circolo AuRAS Friûl-Friuli www.sinistrafriuli.net
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