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POLITICHE DEL LAVORO

QUALI MODELLI? QUALI PROSPETTIVE?

FISCO E LAVORO

KEYNESIANI O NEOLIBERISTI?

IPOTESI DI UNA PROSPETTIVA STORICISTA.

Basta col mito del libero mercato.
La libertà del mercato è data dai rapporti di forza di tutti gli attori coinvolti. Senza regole il più forte sarà sempre più forte, fino all'annientamento del mercato.

Il mercato è un bene comune, ma va controllato e regolamentato, per evitare posizioni monopolistiche, conseguenze antisociali, sperequazioni nel godimento dei diritti fondamentali, per ammortizzare le conseguenze dei momenti di crisi e calmierare le fasi di espansione negli aspetti negativi...

La politica del lavoro oggi deve misurarsi con un mercato globale che impone la fine della cultura del posto garantito a vita e dell'assistenzialismo a pioggia; ciò nei casi in cui l'assistenza e la solidarietà non siano socialmente giustificate da handicap o situazioni di difficoltà psichici e/o fisici e/o sociali.

I SOCIALISTI OGGI DEVONO DIFENDERE

I LAVORATORI E NON PIU' IL POSTO DI LAVORO.

E' necessario affrontare il ripensamento di alcune modalità del lavoro dipendente pubblico le quali producono squilibri eccessivi fra spesa pubblica e qualità dei servizi, nel mantenimento però delle garanzie per tutti i lavoratori.

E' d'altra parte necessario che si sviluppino e si arricchiscano quelle formule e quelle modalità di impiego dei dipendenti che vanno incontro alle nuove esigenze della società moderna. Pensiamo ad esempio agli orari più flessibili, al lavoro a domicilio tramite tecnologie informatiche, al premiare ed incentivare la produttività effettiva la quale deve essere calcolata in modo più articolato ed equo rispetto al singolo fattore della presenza sul posto di lavoro. Questo ripensamento, alla luce del TETTO COSTITUZIONALE che ci protegge e garantisce, diventa ineludibile per preservare i valori fondanti di una società che per la prima volta nella storia umana dispone realmente della ricchezza e della tecnologia per eliminare povertà, fame e sottosviluppo.

I valori della solidarietà, del diritto al lavoro, del diritto all'istruzione, del diritto alla sanità, del diritto alle pari opportunità rimangono ben saldi ; bisogna modernizzare e ripensare con uno sforzo di ragione e fantasia le APPLICAZIONI CONCRETE E PROGETTUALI di questi diritti.

DIRITTI FONDAMENTALI PER TUTTI, RICONOSCIMENTO PER I PIU' MERITEVOLI E COMPETENTI, PARITA' DI RETRIBUZIONE A PARITA' DI PRESTAZIONE, LOTTA ALLA CORRUZIONE, ALL'EVASIONE FISCALE, A CHI TRUFFA LA COLLETTIVITA', come ad esempio i falsi invalidi e gli ingiustamente privilegiati i quali ingannano la collettività e mettono a repentaglio gli istituti di una società civile senza i quali i più deboli e i più sfortunati soccomberebbero : mettono a repentaglio lo STATO SOCIALE.

A parità di lavoro parità di retribuzione, però anche a maggiore produttività nell'unità di tempo maggiori incentivi e premi: ecco cosa vogliamo. Risulta anche necessario sviluppare una ottica che tenga in considerazione il nuovo ruolo che il presente e il futuro appaiono assegnare alle opportunità del lavoro autonomo. Inoltre per le attività imprenditoriali: legislazione più snella, condizioni di avvio di impresa meno pesanti, chiarezza nelle modalità di pagamento delle fiscalità, lotta severa ai soggetti che praticano concorrenza sleale tramite evasione fiscale e lavoro in nero; facilitazione per emergere e regolarizzarsi. La questione della fiscalità risulta scottante. Bisogna impedire a chi persegue interessi squisitamente elettoralistici o partitici di continuare a gettare benzina sul fuoco artificiale dell'attrito tra lavoratori autonomi e lavoratori dipendenti.

Il vero spartiacque non è tra lavoro dipendente e lavoro indipendente, e bensì tra chi paga le tasse e chi le evade. Le statistiche indicano chiaramente che i lavoratori dipendenti si sobbarcano ancora (1998) più del 60% del peso fiscale imposto al Paese.

Ciò non legittima però l'affermazione che i liberi professionisti, le imprese, i commercianti e gli artigiani non paghino le tasse in toto . Il problema è che il sistema fiscale dello stato deve riuscire a colpire l'evasione in ogni sua forma , sia che provenga da pratiche dei lavoratori dipendenti (doppio lavoro in nero) sia che provenga da pratiche dei lavoratori indipendenti (evasione totale o parziale, imprese addirittura sconosciute nominalmente al fisco).

PAGARE MENO, PAGARE TUTTI
è uno slogan, ma certe volte gli slogan illuminano più di lunghi discorsi quelli che sono i nodi da risolvere; per trovare le soluzioni invece non bastano gli slogan.

Due sono i processi paralleli da portare a termine contemporaneamente sul campo fiscale: raggiungere in efficienza e controllo del territorio parametri e standard europei e statunitensi, diminuire le pressioni fiscali proporzionalmente al flusso di entrate recuperate con la lotta all'evasione .

E' auspicabile defiscalizzare fortemente il lavoro sia dipendente che indipendente e tassare sulla base di parametri diversi (beni di lusso etc.).

Noi pensiamo che non esistano a livello di politica economica dei modelli validi in ogni tempo e in ogni luogo ; vi sono aree e regioni in cui per lo status quo culturale-sociale-economico possono funzionare politiche di deregulation e di liberalizzazione ; però esistono altre aree e regioni in cui, sempre per lo status quo relativo, possono funzionare politiche keynesiane. Sotto questa prospettiva diviene via maestra un forte federalismo fiscale , corretto rispetto a certe potenziali deviazioni con la costituzione di un fondo interregionale comune di solidarietà a cui attingere in casi di calamità, emergenze, eventi straordinari. Per le diverse aree e regioni bisogna avere strumenti di raccolta ed elaborazione di informazioni, al fine di costruire politiche economiche ad hoc per le effettive esigenze d'area-regione, cioè delle politiche economiche costruite utilizzando contemporaneamente prospettive diacroniche (la storia economica del luogo) e sincroniche (la fotografia della situazione economica coeva).

(STOP)