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POLITICHE CULTURALI:
UDINE, IL FRIULI, L'EUROPA DELL'EST, IL MONDO QUI.

 

Oggi il termine cultura, per essere utilizzato con consapevolezza, deve accompagnarsi o deve essere costantemente rapportato ad una serie abbastanza folta di altri termini: progetto, programmazione organizzativa, immagine, ricerca, indotto, lavoro, accessibilità e fruibilità.

Assunte queste premesse, necessarie per elaborare e attuare al giorno d'oggi - in una società della comunicazione di massa e però parallelamente anche del mandarinismo tecno/culturale- una seria e realistica politica culturale democratica, da subito bisogna chiarire i nodi centrali della questione per la realtà friulana.

Oggi, nel 2000, in Friuli possiamo partire da quattro elementi positivi:

I- Abbiamo a disposizione una lingua nostra originale.

II - Siamo una terra di confine politico-culturale.

III - Siamo una terra di immigrazione.

IV - Con internet si è ridotta/annullata la contrapposizione centro-periferia.

Con questi ingredienti si può costruire un progetto culturale friulano di valenza internazionale, di largo respiro e assolutamente non provinciale. Però mancano alcuni elementi:

una scena artistico-culturale udinese (ci sono i fermenti ma non ancora un tessuto ben vitale);

il conseguente e correlato bacino di utenti preparati;

l'indispensabile presenza di critici dinamici e spregiudicati.

A queste carenze si può ovviare solo con un preliminare progetto collettivo di tipo formativo e riformatore in cui necessariamente dovranno avere un ruolo alcune realtà forti presenti sul territorio: grandi associazioni, enti pubblici, fondazioni, scuole.

Il ruolo fondamentale dell'amministratore pubblico, del politico, in questo quadro è quello di MEDIARE E FAR PARLARE tutti i suddetti attori, verificandone le disponibilità. Però le politiche culturali che verranno così elaborate non si caratterizzeranno come programmazione e indirizzo culturali impostati a priori dall'alto; bensì come programmazione e progettazione tecnico/organizzativa, tesa a far confluire risorse e sostegno tecnico-logistico verso i liberi fermenti culturali presenti nell'area udinese al fine di trovare una sintesi e un coordinamento che diano visibilità alle varietà e alle differenze. L'unità nella varietà darà al progetto gli elementi di validità citati in avvio di questo scritto.

Tutto ciò non in una ottica assistenzialistica e spartitoria, in quanto una deviazione in tal senso segnerebbe solo una continuità rispetto alla politica culturale di banale cabotaggio, caratterizzata dalla coltivazione di piccoli "orticelli"; in più una deviazione in tal senso spegnerebbe quel minimo di concorrenza, di complementarietà, di genuinità e di varietà che sono il sale per una valida proposta culturale udinese e friulana non più negativamente provinciale, bensì modernamente friulana ed europea.

Prioritario, a livello nazionale, per tenere il passo con il resto d'Europa, risulta il cambiamento di molte disposizioni legislative di ostacolo al libero esplicarsi delle iniziative e dei progetti culturali.

Si pensi alla Legge sulla stampa, che con il suo corporativismo e i suoi lacci burocratici impedisce la vera libertà di opinione e di parola alla stragrande maggioranza dei cittadini, o alla mancanza di trasparenza degli atti di governo a qualsiasi livello, che impedisce l'informazione necessaria allo sviluppo di iniziative non solo in campo culturale, o alla mancanza di coordinamento fra le varie branche della Amministrazione Pubblica, fatto che in particolar modo nel comune di Udine risulta una specie di tara originaria da cui non si riesce a uscire.

A livello cittadino i problemi sono sia di natura logistica (mancanza di strutture e soprattutto difficoltà per accedere a quelle esistenti) sia di natura burocratica (difettosa funzionalità dei meccanismi comunali, uffici che producono divieti o ostacoli ufficialmente per motivi tecnici e che in realtà sono di di natura politica). Parlare di politica culturale significa studiare e riflettere anche sulle ricadute in termini di occupazione, sia generata direttamente sia indotta, delle scelte e delle prospettive da perseguire.

(STOP)